Muri a secco – a cura di Marco Bellini e Paola Loreto

Muri a secco (RPlibri 2019, a cura di Marco Bellini e Paola Loreto).

Muri a secco è una bella antologia curata da Marco Bellini e Paola Loreto in cui autori provenienti da diverse regioni italiane prestano voce a un progetto interessante sotto vari punti di vista. Ogni lirica è tradotta in dialetto da Piero Marelli (che traduce nel dialetto di Verano Brianza) e da Edoardo Zuccato (che traduce in altomilanese). Tralasciando in questa sede il riferimento all’ampia tradizione in dialetto lombardo – che pure si avvale di grandi nomi e poetiche – quello che ci interessa è come il testo si sviluppi su due piani. Il primo piano è proprio il rapporto della nostra tradizione letteraria con il dialetto e cosa significa questo rapporto. Certamente la lingua dialettale offre uno sguardo all’autenticità. Siamo abituati a pensare al dialetto come legato all’oralità e tuttavia non è semplicemente così, dal momento che l’autenticità non coincide mai con la mancanza di tradizione (anche scritta) o con l’approssimazione. Il dialetto, come la lingua, è soggetto a mutazioni ma probabilmente rispetto alla lingua standard registra, anche agli occhi del lettore/fruitore, una energia particolare. Di questa energia si fa portatore il progetto Muri a secco.

Già il titolo vuole richiamare l’idea di porosità, come indicato anche nell’accorta prefazione dei curatori. Stiamo quindi sul versante opposto a quello della separazione. Il muro a secco crea un contatto, uno scambio, un’osmosi, ma tiene comunque sempre conto delle individualità. Gli autori, lasciati liberi di esprimersi non su un tema prestabilito, si mantengono comunque su un piano che li accomuna.

Il secondo piano è quello della traduzione. Convogliando le liriche alla radice del territorio brianzolo, i traduttori fanno un’operazione di tipo metalinguistico.

Dieci sono gli autori chiamati in causa e a completare il volume i testi non meno interessanti dei curatori e dei due traduttori.

Tra le proposte mi piace segnalare Corrado Benigni nella traduzione di Zuccato (bello il binomio parole/ radice nella lirica Meridiana – radice in altomilanese diventa radis ) e ancora le visioni di Annalisa Manstretta, visioni in cui il cielo è spesso un promotore di separazioni e al contempo veicolo di ulteriori significazioni. Francesco Tomada si conferma capace di scarti importanti e necessari, soprattutto nelle chiuse.

Un progetto davvero ben riuscito.

Muri a secco (Mur a secc), Antologia poetica a cura di Marco Bellini e Paola Loreto con traduzioni in dialetto lombardi di Piero Marelli e Edoardo Zuccato, RPlibri 2019. Autori antologizzati: Sebastiano Aglieco, Corrado Bagnoli, Corrado Benigni, Anna Maria Farabbi, Stefano Guglielmin, Vivian Lamarque, Annalisa Manstretta, Riccardo Olivieri, Paolo Pistoletti, Francesco Tomada.

Melania Panico

 
 
 
 
Corrado Bagnoli (traduzione di Piero Marelli)
 
Incö ‘l sem che i giurnàt vègnen
cume lüs e ghe töven via gnient;
sügüten, invéci, l’è asé vardàt,
a métigh ‘n cô ‘n silenzi ch’el canta,
‘na rôba buna che rid, ’n’aqua sücüra
del sò andà, ‘n piantùm ch’él spécia,
ch’el vör, ch’el cumprend, cume ‘na man,
tegnì bum e fà cres l’aria e i ropp.
 
 
 
 
Oggi sappiamo che i giorni vengono
come luce e non ci tolgono nulla;
continuano, invece, basta guardarti,
a insegnarci un silenzio che canta,
un bene che ride, un’acqua fiera
di andare, una pianta che aspetta,
che vuole, che sa, come una mano,
tenere e far crescere l’aria e le cose.
 
 
 
 
 
 
Corrado Benigni (traduzione di Edoardo Zuccato)
 
Meridiana
 
Emm ben da fà urdin
dent da chel urdin chì ca l’é ’l temp,
ricüsì sü stori e paroll,
sumenz e radis,
rügülà ’l respir a ’n quajcòss
ca l’é menga respir, mètt in quadar
a pulver e chela superfice chì.
Lüs e meridiana,
gh’é menga precision senza rutazion,
gh’é menga d’alarm prima daa fén.
L’ünica perfezion
l’é ’l muiment fiss di stej,
tan’ che ’na ciâ la donda e la spèta.
 
(da Tempo riflesso, Interlinea, 2018)
 
 
 
 
Meridiana
 
Si dovrà pur far ordine
in questo ordine che è il tempo,
ricongiungendo la trama alle parole
i semi alla radice,
regolare il respiro a qualcosa
che respiro non è, riallineare
la polvere a questa superficie.
Luce e meridiana,
non c’è precisione senza rotazione,
non c’è allarme prima della fine.
Il movimento fisso delle stelle
è la sola perfezione,
mentre una chiave oscilla nell’attesa.
 
(da Tempo riflesso, Interlinea, 2018)
 
 
 
 
 
 
Francesco Tomada (traduzione di Edoardo Zuccato)
 
Vurea dìgal, mi, ai buton süj ramm,
sté fèrmi, verdéss no
’dess l’é no primavera
hin dumâ dü dì da cald aa fen da febrar
al vegn frecc ancamó
l’é ’me fidàss da ’n quajghidön a prima vista,
pö te ciapat ’na legnada
 
vurea propi dìgal, mi, ma ho tasüü
parché mi sun menga ’na pianta
peró ’na roba la só:
l’é no cunt aa lengua
ca sa fa i fiur
 
 
 
 
Avrei voluto dirlo alle gemme sui rami
state ferme, non apritevi
questa non è la primavera
ma solo due giorni di caldo a fine febbraio
il freddo ritornerà
è come fidarsi a prima vista di una persona
e poi quella ti ferisce
 
avrei voluto ma sono stato zitto
perché non sono una pianta però una cosa la so:
non è con la paura
che si fanno i fiori
 
 
 
 

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