Michele Paoletti in iPoet – AA. VV.

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iPoet, AA. VV.

Michele Paoletti, partecipante a due Ritiri Poetici della Samuele Editore per Laboratori Poesia

 
(Lietocolle Editore, 2016)

 
 

Isbn 978-88-9382-005-9

 
 
 
 

Dall’introduzione:
Perché definire un’appartenenza geografica e linguistica a discapito della descrizione di un continuum filologico? Avremmo potuto tracciare una linea che reggesse il senso di un sentire comune oppure lasciare al deserto affollato delle antologie l’ennesima nata da un concorso letterario. Ma è nel DNA di LietoColle, in un panorama editoriale sempre più complesso e stratificato, volersi distinguere. Premiare dunque 12 poeti con una pubblicazione che li raccolga non si riduce alla filiera ormai trita che ammorba tutti i concorsi di scrittura in versi, il binomio “premio – antologia”. In questo senso accompagnare i poeti per un intero anno, seguire mese per mese il flusso di testi giunti in redazione ed infine costruire un libro che desse materia alla consistenza monca del web è stato, prima di tutto, un esperimento. L’esperienza è consistita in un ritorno al valore della lentezza, mese dopo mese il libro prendeva forma e l’idea trovava robustezza. Abbiamo provato a spingere forte sul pedale del freno, a prendere in piccole dosi la partecipazione ad un concorso che, sebbene i numeri siano stati ben al disopra delle aspettative, la loro lenta cadenza ci ha permesso di focalizzare la struttura che avevamo pensato per questa raccolta.

 
 
Autori selezionati

 
Cristina Tomelleri
Lavinia Frati
Michele Paoletti
Vincenzo Petronelli
Tiziana Antonilli
Stefano Della Tommasina
Francesca Innocenzi
Luigi Besana
Cettina Caliò
Michele Toriaco
Maria Luisa Contarin
Angela Sias

 
 
 
 
Alcuni testi di Michele Paoletti

 
 
La perfezione di un giorno uguale al giorno prima
quando si percorre una strada annebbiata dalla noia
e il passo non vacilla
perché dentro ha scritto il passo che lo segue,
ci libera dal dover cercare lo stupore
e accogliere l’alba come un nuovo dono.
Ci scivoliamo addosso senza trovare appigli
eppure camminiamo accanto
ma il disincanto nello sguardo appanna il tuo riflesso
e se ti perdo e non ti cerco
so che domani senza meraviglia
ancora sarai nel letto, intorno al tavolo,
nel giorno.

 
 
 
 

Il tempo ha bisogno di accessori,
spirali di sabbia, fotografie, orologi
e ignora le impronte necessarie,
i documenti che attestano i passaggi
dei nostri scheletri pesanti.
Il tempo non tiene conto dei suicidi
del ciclo lento delle margherite
che sfoglio lungo un fiume che conosco
e mi attraversa, si incastra sotto ai denti,
nelle orbite pulsanti coglie attento
ogni segno del mio disfacimento.

 
 
 
 

Quando arriverai avvertirò il profumo,
i passi leggeri sul pietrisco
e il tuo sorriso invaderà le stanze
a riportare indietro il tempo
al primo incastro degli sguardi
quando la luna ci bastava appena.
Prima la voglia di strappare le lenzuola
per incoronarti di candore
poi percorreremo gli argini dei corpi
le loro imperfezioni levigate
dalla furia di mani sconosciute
e la notte sarà una lunga danza
incerti se sciogliere le mani
o sconfinare gola contro gola.
Finché l’abbraccio
non si chiuderà in un cerchio,
perfetto simulacro del ricordo
assenza di dolore che mi scolora dentro.

 
 
 
 

Distratto mi muovo nell’atrio
col corpo contratto
respiro l’aria che grigia
si scosta al passaggio
e fuori il sole costante
batte sui tetti ma dentro
è gelo nei fili di sangue
e tremo se cedo nel passo
ti prego, scavami intorno
un cerchio perfetto
un alveo di fiume che sciacqui
il ricordo
ti prego, appassiscimi addosso

 
 
 
 

Ricordo l’odore delle scarpe
accostate sulla soglia
e un bicchiere di latte la mattina
lasciato sul tavolo a segnare il tuo passaggio,
la premura che conosce soltanto
chi ha stretto un pezzo di sé contro il costato
come per medicare una ferita,
mescolando sangue col calore.
Ma gli odori svaniscono per primi
poi il suono della voce si allontana
mentre negli occhi si fa strada
una cenere sottile
che impasta le lacrime
e amara annienta il gusto
di un bacio sulla guancia
dato leggero sopra il dopobarba.
Rimangono le foto,
lapidi sottili in mezzo ai libri
ritagli di un passato consumato
a sporgersi dagli angoli
a indovinare un futuro che di certo
ha soltanto l’abbandono.

 
 
 
 

Nelle tue mani
non trovo riparo dalle parole
premute da altre mani crude
contro il petto infreddolito che invano
cerchi di scaldare con il palmo
di una mano mentre l’altra
asciuga col dorso il pianto
e non ti trattieni e tremano le mani
scosse da singhiozzi che non raccolgo
perché non ho mani libere
e stringo il mondo tutto e un pezzo
di cielo
 
 
 
 
il libro qui
 
 
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