Marco Albé


 
 
Seguiamo il viale d’ippocastani
e passiamo da un piccolo caffè
dove forse siede Ritsos, o Hikmet.
Mia cugina lavora qui, sguattera,
dice. La notte studia. La poesia
lo stesso, lava i piatti della vita
mentre prepara la rivoluzione.

Sorride, alza il pugno dorato.
La luce, dice. Tu mi fiammeggi
addosso un male dolce, come
le bandiere del primo maggio tese
su questa piazza mediterranea
accerchiata da ombre di polizia.
 
 
 
 

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