Manuel Vàzquez Montàlban

Manuel Vàzquez Montàlban
 
 

Manuel Vàzquez Montàlban (1939-2003) a guisa di epilogo a Le città (Mondadori) scrisse tra le altre cose che gli fu commissionata verso la fine degli anni Sessanta una poesia-chiosa sulla metafisica architettonica di Ricardo Bofill. “Capii di aver dedicato la poesia alla città della memoria”. Richiamo ricorrente di questo libro costruito con poesie-fiume, da vero narratore che in tempi lirici si concede solo una quartina sul pettirosso che canta anche a dicembre. “Le città” scrive Montàlban “tratta delle città del corpo, dell’anima, della memoria personale, terrestre, della memoria originaria della materia nel tempo, della città nella Storia, e ha avuto come sottofondo continuo una canzone di Glenn Miller” – “La mia Rosebud” chiosa Montàlban.

Montàlban nasce a Barcellona nel ’39, scopre la grande letteratura all’università. Durante il franchismo fra il ’62 e il ’63 fa un anno e mezzo di carcere come prigioniero politico. Oltre che poeta è saggista e narratore di romanzi polizieschi con protagonista Pepe Carvalho.

Nella sua vita ha pubblicato 10 libri di poesia. Città è l’unico tradotto in italiano, il penultimo, del 1997.

Pierangela Rossi

 
 
 
 
Il tre
 
Sorde sibille dal sapere tanto triste
poneste scadenze di morte all’evidente
e condannaste la vita a non essere geometrica
forse una elemosina di compassione
nessuno sa il tuo nome né pronuncia la tua morte
né rispondono i nomi che mormori colpevole
né reciti parole che ti rendano padrone del tempo
 
solo canti perplesso il disordinato orizzonte
 
disorientato fuori dai limiti
perduta terrazza tra il sud e il mare
tra il nord e la terra
                          labirinti di ferro
lunedì comandati cimiteri di pane
duro come l’acqua molle il sale
forse rematori di pietra e affanno
tendono scie che non bisogna seguire
cercano una morte che lasci vivere
perduta terrazza tra il sud e il mare
tra il nord e la terra
                          labirinti di ferro
lunedì comandati cimiteri di pane
il sette non fu festa
                          il sette è dolore
 
           Canta il pettirosso in dicembre
           come nel tempo primaverile
           fioriscono le violette
           anche se sta tremando
           sai tu perché amore mio?
 
sette i pianeti sette
le perfezioni delle sfere i livelli
                                                    celesti
i petali della rosa i rami
                                                    dell’albero cosmico
sette le dimore celestiali
quattro i punti cardinali
                                                    tre gli angoli celesti
sette le virtù teologali
                                                    i colori
dell’arcobaleno sette i raggi del sole
sei sono gli orizzonti e uno è il centro
sette chiese sette stelle sette dèi
sette troni sette piaghe sette calici
                                                    sette re
sette i buchi del corpo sette
le vie che escono dal cuore
il sette è maschio ed è femmina
il corpo l’emozione l’intelligenza
l’intuizione lo spirito la volontà
il rischio di eternità
                          sette
i gradi della coscienza
                                                    il sette è dolore.
 
 
 
 
 
 

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