L’ossigeno che mi assale – Nella Catellani

L’ossigeno che mi assale – Nella Catellani

 

Nella Catellani è, assieme a Giorgio Asquini, Maria Milena Priviero, Laura De Beni, Elisabetta Salvador, Caterina Tudelli, Luisa Delle Vedove e Rachel Slade, una delle partecipanti al corso di Lettura e Scrittura poetica della Samuele Editore che si è tenuto nel primo semestre dell’anno a Maniago (Pn). Sabato 18 giugno leggerà anche lei a Pordenone a POETI ALLA BASCHIERA.

Un verso il suo che deve ancora essere limato e trovare una modulazione precisa, ma che ha già il pregio di avere un carattere ben definito, un’attenzione particolarissima ai dettagli che se da una parte tende a inflazionare il dettaglio stesso (le immagini spesso si accavallano) da un altro punto di vista dicono un ottimo dialogo tra storia personale e realtà osservata. Con l’altrettanto ottima capacità di immergersi nel mondo per trovare una chiave di lettura non solo del mondo stesso, ma anche di sè.

  
  
  
  
Friuli
  
Rispettoso ed inquieto silenzio
in una campagna affogata nel mais
tra i rovi dei tuoi sentieri.
  
Foglie tarlate di noci
sono rami affaticati di vita
verso un cielo che torna la sera.
  
Un cielo carico di pioggia
forse è un disegno strategico,
o forse una premeditazione.
 
 
 
 
 
 
Padre
  
Voglia di correre, paura di cadere.
Altalene, fossi, terra bagnata,
 brandelli di cielo.
  
Paura di perdermi, dopo averti perso.
  
In questi anni che spiccano il volo
mi manca l’aria, o forse è troppo
l’ossigeno che mi assale.
  
 
 
 
 
 
Alla finestra
  
Ti mettesti di spalle a guardare
la nebbia che si alzava.
  
Sono certa che ti stavi domandando:
“perché il mondo non è come lo vorremmo”.
Mi dicesti: “La mamma è vecchia!”
Me ne andai che cominciava a piovere.
  
Azionai il tergicristallo sul parabrezza
mi passai le mani sulle palpebre,
 mi accorsi che stavo piangendo.
 
 
 
 
 
 
Mare d’aprile Salentino
   
Mi tolgo le scarpe,
mi lascio lambire i piedi dalle onde
e ti ascolto.
  
Allora mi si restituiscono i ricordi
più belli e le parole lontane.
Vicino a te, nel tempo complesso,
le onde battono il suo passare.                                                                
  
 
 
 
 
 
Primo amore
  
Le tue mani mi sfiorano forse per caso
in quel tram zeppo di studenti e operai.
  
Il tuo sorriso teneramente malinconico
magnetizza  all’istante il mio essere
  
e scioglie il marrone dei miei occhi 
nell’incrocio dei tuoi sguardi.
  
Le tue mani sui miei fianchi serrano il passo
all’esercito dei miei pensieri,
  
la mia bocca sulle tue orecchie ti sorprende
come il sole del disgelo, portandoti un’altra primavera
  
che ti vuole.
 
 
 
 
 
  
Rinascita
   
Ancora una volta
sfreghi fra le dita le mie parole
e le polverizzi impietoso, davanti a tutti.
   
Ma come la luce dell’alba trafigge
 il buio opaco della notte
così le tue frasi mi restano dietro
l’irreversibilità di un sipario strappato.
  
 
 
 
 
 
 
 
 

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