Lettera al mondo – Emily Dickinson


Lettera al mondo, Emily Dickinson (Interno Poesia 2019, a cura di Andrea Sirotti)

La mia lettera al mondo di Emily Dickinson è una silenziosa ed autentica testimonianza intimista, un’opera che infiamma elemosine d’amore, travolge la pena come un dolore prolungato, accompagna lusinghe arrendevoli nell’indifferenza di ogni inclinazione umana. In memoria di un epilogo dell’assenza che accresce la perennità del destino poetico. Nella poesia di Emily Dickinson l’eco del tempo, rallentato e carico di densità emotiva, attrae nell’incantesimo della crudele tenerezza del cuore, nella linea d’ombra che confonde sogno e realtà. I versi della poetessa seguono la lacerante fatalità di un respiro oltre le speranze del desiderio, tracciano il segno di un passaggio inseguendo la ricerca di un giorno in cui si sarà amati. Il suo congedo spirituale è una vertigine dell’anima, un soliloquio per oltrepassare il mondo e passargli “di fianco, obliquo come la pioggia”. L’autrice vive di una struggente ossessione di sensibilità, avvolta nei pensieri poetici in cui cresce la sua infinita tristezza trafitta sulla carta. L’atmosfera dolorosa ed impietosa di ogni incomprensione estende una solitudine estrema, sacrificata e sprigiona il legame con la franchezza dell’esigenza letteraria e le sentenze degli abbandoni. I versi rimarginano consapevolezze amare e profonde e procedono a ritroso nella incoerente purezza della vita. Il dono di Emily Dickinson è una rarità di corrispondenze lungo il percorso dell’immobilità delle epigrafi alle sue parole, nell’intensità del suo sguardo vedovo sulla bellezza. Il disincanto difende il nascondiglio privato della saggezza e sceglie la poesia. Contro la strategia di ogni malinconica distanza l’autrice riabilita la sua arte, rinnovando ad ogni equilibrismo esistenziale la facoltà infinita di uscire dal dolore e rinascere nella consistenza della coerenza affettiva e della propria ereditaria efficacia.

Rita Bompadre

 
 
 
 
Ci son cose che volano –
gli uccelli – le ore – il bombo –
per loro nessuna elegia.
 
Ci son cose che restano –
il dolore – i colli – l’eternità –
nemmeno quelle mi si confanno.
 
Ci sono cose che, pur ferme, s’alzano.
È da me spiegare i cieli?
Com’è immobile l’enigma!
 
 
 
 
 
 
L’acqua s’impara con la sete.
La terra – con gli oceani solcati
Il trasporto – con la pena –
la pace – coi racconti di battaglie –
l’amore, col marchio del ricordo –
gli uccelli con la neve.
 
 
 
 
 
 
Sola non posso essere –
schiere d’ospiti – mi fanno visita –
ineffabile compagnia –
che elude la chiave –
Non hanno vesti, o nomi –
non calendari – o climi –
ma generiche abitazioni
come gli gnomi –
 
Il loro arrivo, è annunciato
da intimi messaggeri –
il loro andarsene – no –
perché non se ne vanno mai –
 
 
 
 
 
 
So di vite che potrei perdere
senza un dolore –
per altre – un istante di assenza
sarebbe eternità –
 
Quest’ultime – scarse in numero –
sarebbero a malapena un paio –
Le prime – supererebbero certo
un orizzonte di moscerini –
 
 
 
 
 
 
Questa è la mia lettera al mondo
che non ha mai scritto a me –
le semplici notizie dalla natura dette –
con tenera maestà
 
Il suo messaggio è affidato
a mani per me invisibili –
per amore suo – dolci compatrioti –
teneramente giudicate – me
 
 
 
 

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