Laboratori Poesia – Antologia

Bozza automatica 11

 

Laboratori Poesia – Antologia

Samuele Editore 2017

Pag. 92

Isbn 978-88-96526-96-5

Prezzo 12 €

 

 

 

Non è facile per degli autori mettersi in discussione e riprendere in mano i loro scritti a fronte di una semplice quanto fondamentale domanda: cosa ho scritto? Nei corsi di Laboratori Poesia, condotti dalla Samuele Editore, agli autori viene chiesto di confrontarsi con se stessi e gli altri proprio per capire il divario che c’è tra la cosiddetta poesia reale e poesia virtuale. Cioè tra quanto un autore ha effettivamente detto e quanto invece voleva dire.Non è facile per degli autori mettersi in discussione e riprendere in mano i loro scritti a fronte di una semplice quanto fondamentale domanda: cosa ho scritto? Nei corsi di Laboratori Poesia, condotti dalla Samuele Editore, agli autori viene chiesto di confrontarsi con se stessi e gli altri proprio per capire il divario che c’è tra la cosiddetta poesia reale e poesia virtuale. Cioè tra quanto un autore ha effettivamente detto e quanto invece voleva dire.
Perché tra i vari livelli di difficoltà se ne possono definire alcuni che sono le fondamenta del testo poetico:

1) cosa ho da dire? quanto ho da dire vale la pena d’essere letto?

2) i miei versi sono efficaci? Cosa capisce il lettore di quanto ho scritto?

A fronte di queste considerazioni è stato chiesto agli autori di leggere i testi dei compagni di corso e di dire cosa capivano del testo stesso, spesso arrivando a una distanza dal significato autoriale non indifferente. Così come abbiamo valutato l’efficacia dei versi attraverso una loro rielaborazione che tenesse conto delle figure retoriche di suono più basilari, al fine di prendere atto dello strumento parola e delle sue potenzialità.Un’operazione che quindi non va a sovrapporsi alla creatività e allo stile individuale ma cerca di direzionarla verso una limatura migliorativa che è fondamentalmente conoscenza dello strumento e di se stessi. E attraverso il confronto con il gruppo anche conoscenza di altre esperienze e modalità di approccio alla poesia.
Ogni ritiro, quanto ogni corso, è un’esperienza umanamente molto intensa e non facile dalla quale però emergono occasioni di riflessione che influiscono sulla tematica quanto sulla forma delle parole. Con l’auspicio di una continuazione dei criteri e delle modalità di lavoro anche dopo il momento specifico del corso.
In questo libriccino abbiamo raccolto i testi dei partecipanti al Ritiro Poetico a Ovaro e al Corso intensivo a Maniago svolti nell’estate 2017. Un esempio dell’impegno dei partecipanti e del lavoro che è possibile fare su un testo. Perché la poesia, come la lingua, è un organismo vivo ed edificabile, maturabile, fino alla sua massima espressione che è l’uomo stesso.

 

Alessandro Canzian

 

 

Alcuni testi

 

 

Pietro Bizzini

 

Sabbia

 

Piove dentro il mare
nella risacca dorme un genio
che fa bianchi i fiori selvatici sulla bocca

sento sui piedi
il soffice espanso grido
delle nubi fuggiasche

sciogliendosi nei tuoi azzurri
rantolando segreti
che non sanno tacere

perché le case
non conoscono le vie del mare
ma si sgretolano

 

 

Mina Campaner

 

Ricordi

 

La nostra casa è piena di oggetti e ricordi
lo spazio non basta a contenere due vite
alcuni nascosti in cassetti o bauli
altri a vista su mobili e pensili, non che gli uni
siano meno importanti degli altri
è solo che sono in ordine di tema e di tempo
sono foto, regali e diplomi
sono momenti di gioia e passioni.
Ogni tanto rimescolo tutto
quando ripesco i ricordi, la pelle,
le mani e il nostro vivere assieme.

 

 

Cristian Fior

 

Bianco e nero….

 

Stai lì muta ad ascolare, io non odo
la tua voce senza più meta.
Mi sei accanto, io appeso a te
come un manichino ai vestiti
stroppiciati, ombra senza vita,
immagine in bianco e nero.

 

 

Brigidina Gentile

 

La Genovese

 

pensasti ad una donna
quando disse
che ti avrebbe fatto trovare «la genovese».
Che pazzerella la mia mamma
ci sguazzava lei nei doppi sensi
e dunque
lo aveva detto apposta
per prendere un po’ in giro quell’ometto
che pretendeva la sua figlia in sposa
e intanto si presentava
tutte le domeniche a pranzo
senza nemmeno un fiore
un cioccolatino.
Mah chissà…
certo è che la genovese
come la faceva lei nessuna.
Piangevo soltanto a guardarla
tagliare le cipolle
le deliziose finissime rondelle
che sarebbero di lì a poco appassite
nel soffritto di carota e sedano
che aspettava sfrigolando
nell’olio extra vergine d’oliva.
E poi giù la carne
insieme all’alloro e il rosmarino
a rosolare prima nel soffritto
e a cuocere lentamente poi nel brodo
che brontolava dalla pentola accanto
pronto ad unirsi a lei.
Asciugate le lacrime
che il taglio della cipolla
mi causano ancora
anche a distanza
mi inebriavo dei vapori odorosi
che si spargevano in cucina
una vera e propria sinfonia.
Cinque ore in tutto
se non di più
ci vogliono per la genovese.
«Eh sì! Certe donne
vanno fatte cuocere nel loro brodo»
diceva Mamma
e mi guardava
e sorrideva
lo sapeva che il messaggio
sarebbe arrivato anche nella pancia
una volta mangiati gli ziti
che avevo rotto io uno ad uno
così come ruppi
il fidanzamento di lì a poco
perché la pasta scotta
non m’è mai piaciuta

 

 

Fausto Maiorana

 

Caffè amaro

 

Anche se bevo il caffè
amaro
lo mescolo ugualmente
per poi passare il cucchiaino sul bordo
della tazza
che la dolcezza resta nel bacio

 

 

Alessandra Pecman Bertok

 

Autoritratto

 

Ricci spinosi a difesa
di un dentro tenero e dolce
di complessa apertura
la castagna
ha buccia non spessa
ma sotto ad essa
una camicia
di difficile asportazione
si scopre solo se
caldarrosta bollente
ci vuole tempo
per assaporarla veramente

 

 

Matteo Piergigli

 

Mario

 

Mario viveva dietro i baffoni neri.
Sorrideva, unto e sporco,
sotto un macchinario rumoroso.
Serenamente pescava in riva al fiume.
Instancabile dietro i cani da caccia.
Leggeva L’Avanti ad alta voce
come i bambini.
Commosso davanti alle notizie del Tg
per un passato che tornava.
Piangeva senza nascondersi.

 

 

Roberto Rocchi

 

Questa terra è un paese sputato
su una collina. è fatto di anziani
accorciati dall’età e silenziosi
seduti sulle soglie, appoggiati ai bastoni.
Non hanno lasciato le loro piccole
case, tra muri irregolari e finestrelle
con fiori curati dalle piccole mani.
Il piacere è essere una terra,
pensare di farne parte, arrampicarsi
lungo gli scalini antichi e i sapori
dei gesti conosciuti, cercati.
Esistere è non dover più rispondere
alla domanda: ma tu, chi sii?

 

 

Giorgia Vecchies

 

Come un sogno

 

La mia casa è su più piani, ci sono scale e stanze
senza mobili. Solo un letto sommerso
di fogli di carta sparsi. Nel condominio
vedo altri rientrare nelle stanze, una coppia
di maschi ma uno solo dei due lo sa.
Scendo a prendere qualcosa in auto
ma il parcheggio è vuoto. Mi hanno preso
anche l’ultima cosa che valeva poco.
Serviva solo ad andare. A tornare. Mi resta
solo un telefono e un paio di gambe
che fanno male. Talvolta mi portano
a casa samaritani egoisti
che vogliono un cane da compagnia.
Sono randagia per ventitrè ore
cera persa per effusioni di bronzo.
Anche le campane le hanno staccate
per manutenzione.

 

 

 

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