La frottola e il sonetto frottolato (esercizio)

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Un particolare tipo di applicazione della rima al mezzo è la cosiddetta “frottola”.

Si ha un componimento “frottolato” quando si applica la rima al mezzo ad ogni verso di un componimento, e dunque quando ognuno di essi, nel primo emistichio, rima con il secondo emistichio di quello precedente.

Tali particolari rime, di uso soprattutto nella versificazione barocca, creano un rapporto di assonanze molto stretto, soprattutto se i versi, di per sé, rimano a loro volta, come nel sonetto cd. “frottolato”.

 

Facciamo un paio di esempi per chiarire:

 

  • versi doppi “frottolati” (doppi settenari):

“Non trovo più il mio cane, è andato via da un giorno:

farà presto ritorno? Io sono in apprensione,

e per l’agitazione, non dormo o mangio più.”

 

  • endecasillabi “frottolati” (a minore, con emistichio dopo l’accento di 4°):

“Povero cane, da un giorno è sparito,

è malnutrito, ha bisogno di me;

questo perché non mi ascolta, quel cane,

cerca del pane e sparisce, così.”

 

Traccia:

 

TEMA = libero.

 

METRO = endecasillabi a minore (di 4°), oppure doppi settenari (preferibilmente di 2°).

 

SCHEMA = minimo due, massimo quattro quartine.

 

REQUISITI = versi “frottolati”. Ogni verso deve presentare rima al mezzo con quello precedente. A prescindere da questo, i versi possono anche essere sciolti (nei rapporti di rima di fine verso).

 

Esempio:

 

Senza riguardo per l’uomo d’onore

sputi livore su chi ti avvicina,

sciocca bambina, viziata e vezzosa,

dimmi che cosa ti spinge a far ciò.

 

Dici di no, sorridendo maliarda,

taci bugiarda stupore e sorpresa;

vuoi fare presa sull’animo buono?

Quello lo sono, ma scemo anche no.

 

Come accennato in precedenza, la frottola si applica ad una particolare forma di sonetto, il cd. sonetto “frottolato”.

In pratica, oltre a tutte le caratteristiche di un sonetto (e quindi 14 endecasillabi, due quartine e due terzine con diversi schemi di rima, come ABAB ABAB CDC DCD) è presente anche la “frottola”, e quindi rima al mezzo in ogni verso.

Per semplicità, tratteremo endecasillabi a minore (e dunque di 4°), e dunque, ciascun verso rimerà al mezzo (e dunque all’accento principale di 4°) con quello precedente.

Questo, senza trascurare le rime principali del sonetto.

 

Un esempio?

 

Riluce eburneo il candor de la pelle,

Luce di stelle ne l’egra mia vita,

Che pur m’invita a dimenticar quelle,

Scosso in procelle di grazia infinita.

 

Traccia:

 

TEMA = libero.

 

METRO = endecasillabi a minore (di 4°).

 

SCHEMA = sonetto frottolato con forma ABAB ABAB CDC DCD, o, se preferite, ABAB ABAB ABA BAB.

 

Esempio:

 

Faccio la spesa di prima mattina,

la monetina è già dentro il carrello:

niente cestello, che poi s’incasina

tra la rovina di merci, e il bordello

 

d’onde sfracello la gente asinina.

“Una piadina!”, “Gli sconti, che bello!”,

“Il culatello!”, “La coppa norcina!”:

carneficina di folla al macello!

 

Spingo via quello che si ravvicina,

mentre felina la mano al pivello

col mattarello respingo meschina;

 

“Lei, signorina, gradisce l’uccello?”

Questo tranello l’uscita avvicina,

e con la mattina finisce il flagello.

 

Mario Famularo

 

 

 

 

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