La cruna – Salvatore Contessini

La cruna - Salvatore Contessini

La cruna, Salvatore Contessini (La vita felice 2018).

 

Se dovessi pensare a un leitmotiv per questa raccolta di Salvatore Contessini penserei sicuramente al tempo. Tempo travagliato, riflessione sulla qualità del tempo, tempo che ritorna, eterno ritorno o tempo lineare a seconda degli interrogativi. Che poi, a pensarci bene, la riflessione sulla natura del tempo è una prerogativa di tutta la produzione di Contessini e di buona parte della poesia contemporanea. Ma come possiamo noi uomini contemporanei, così legati all’idea del “trattenere” immergerci nel magma del mutamento? Come possiamo far sì che la riflessione sulla “vera natura” delle cose non sfoci in continui interrogativi senza fine, senza soluzione? Non possiamo. E il poeta in questione non mira a dare soluzioni. L’interrogativo è il punto. La cruna è un libro che sugli interrogativi pone tutto il centro della questione. Al di là del paradosso a cui fa riferimento il titolo (il famoso passo biblico riportato da Luca e Matteo) e proprio in quanto partiamo da un paradosso e se ragioniamo intorno a un paradosso, difficilmente potranno scaturire delle risposte.

“Se poi la grazia narrata nell’inferno/ schiude al terreno natura di pienezza/ l’ispirazione alla ricerca/ torna al passaggio per la cruna/ e al ritorno dell’artiglio”: e così le due sezioni, la cruna e l’artiglio. La cruna oltre ad essere tramite, finestra di visione, luogo/mezzo attraverso il quale ragionare sull’altrove, è propriamente visione essa stessa, è pensiero che si fa costruzione: “se occhiello di chiarore scorto/ è cruna d’ago da ricamo/ o flebile lucerna di memoria”. La visione del tempo, la riflessione intorno alla sua natura, non è fissa: “niente dura niente, lo so/ tutto ritorna come ciclo, / anche la fine”. E se il segreto fosse saper ritornare? Ed ecco la seconda macrosezione del libro, l’artiglio che contiene alcune tra le più belle poesie della raccolta. Qui la ricerca lessicale si fa arguta e complessa ma la resa è l’aggrapparsi del verso all’osso permanente, al significato ultimo e vero e quasi intuito.

Melania Panico

 
 
Ti ho cercata alla finestra,
poi al terrazzo,
ma era sbagliato il giorno,
il tempo era trascorso;
non poteva curvarsi fino all’indietro.
Niente dura niente, lo so
tutto ritorna come ciclo,
anche la fine.
 
 
 
 
CREPUSCOLI
 
Tempo di notti differite
e veglie d’alba interrogate
sulla natura del custode
sulla sua assenza
la sua mancanza di parola
e il fianco vuoto
che ne avverte volto.
Invecchio con forza di rigore
e fragili illusioni di cristallo
con raggi di luna che rivela
cosa riserva la pioggia che disseta.
 
 
 
 
LA CREPA
 
Le tue labbra serrate
avulse dal sorriso dirompente
non le ho potute dire
perché trovate amare.
Sento la contrattura
e l’estinzione del sorriso,
l’insospettato soffio lapidario
composto d’ossidiana,
la sintonia degli occhi
capaci di scrutare
l’occulta indole della materia.
Solo chi è stato partorito vate
cerca parola che divampa,
il sacrificio al fuoco
stretto al contatto
l’orientamento apatico di tempo.
Sola, l’osservazione del soggetto,
cambia responso degli arcani
allineati in gioco astrale
al tavolo privato dell’inganno.
 
 
 
 

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