Javier Galarza (Argentina) – ita/espa


 
 
Poesia per Miroslav Tychy
 
L’opera non cosciente di se stessa.
Quel consiglio di Osip Mandeltam:
‘mettere a un lato il testo principale
e conservare lo scritto sui margini’.
Il catturare l’istante,
qualcosa dell’ordine che non perisce
né perdura. Stati di sospensione.
La consegna di Rimbaud: ‘fissare le vertigini’.
No, non è stato Miroslav Tichy un vagabondo
che costruiva le sue macchine fotografiche a mano
con cartone, latte e nastro adesivo,
non sviluppava e inquadrava le foto
con rifiuti che raccoglieva in strada.
Non ha fotografato donne ceche
piccole cartoline voyeur del passante.
Non ringrazio il suo girare
intorno alle piscine di Praga,
tutte quelle stampe imperfette che il tempo
e l’anonimato avrebbero portato via.
Non visse Miroslav tra il 1926 e il 2001.
Miroslav non guardò. Non ‘raccolse spazzatura’.
Non è l’arte un danno collaterale.
Né fa male questa notte scrivere queste parole.
 
 
 
 
 
 
Poema para Miroslav Tychy
 
La obra no consciente de sí misma.
Aquel consejo de Osip Mandeltam:
‘hacer a un lado el texto principal
y guardar lo escrito en los márgenes’.
La captura del instante,
algo del orden de lo que no perece
ni perdura. Estados de suspensión.
La consigna de Rimbaud: ‘fijar vértigos’.
No, no fue Miroslav Tichy un vagabundo
que construía sus máquinas de foto a mano,
con cartón, latas y cinta adhesiva;
no revelaba y enmarcaba las fotos
con desechos que juntaba de la calle.
No fotografió mujeres checas,
pequeñas postales voyeur del deambulador.
No agradezco su merodeo
en torno a las piscinas de Praga,
todas esas estampas imperfectas que el tiempo
y el anonimato hubieran arrebatado.
No vivió Miroslav entre 1926 y 2011.
Miroslav no ‘miró’. No ‘cartoneó’.
No es el arte un daño colateral.
Ni duele esta noche escribir estas palabras.
 
 
Traduzione di Antonio Nazzaro
 
 
 
 

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