Ilaria Boffa

Michele Paoletti intervista Ilaria Boffa

 

Poesie di varchi e di confini queste di Ilaria Boffa, in cui ogni apertura parla di transitorietà e di possibilità di fuga. Sono stata attraverso il tempo per te / passato e futuro dice l’autrice, ma a nulla è servito questo spingersi oltre la finestra dagli scuri che sbattono / impetuosi attraversando passato e futuro per poi ritrovarsi a desiderare impazientemente uno stato di quiete, addirittura di immobilità. Perché sono le cose nella loro persistenza a portare su di loro il tempo e l’abbandono, resistendo e ricordandoci il nostro stato provvisorio, la nostra solitudine che ci assale di fronte al crepaccio, alla vastità e ci ammutolisce mentre il suono, il rumore del mondo, sostiene ogni secondo di noi e genera una moltitudine di spazi dove ogni zolla, ogni grammo di fango sono unici e irripetibili.

 

In these poems Ilaria Boffa talks about gates and borders: every opening speaks of transience and possibility of escape. I’ve crossed time for you / past and future says the author but this pushing through the window with blinds banging / fiercely crossing past and future and then find herself impatiently looking for a state of quiet has been useless. Beacuse things in their persistence bring on them time and abandonment, resisting and remembering our provisional state, our loneliness that assaults us in front of the crevice, tha vastness and mutes us while the sound, the noise of the world sustains each second of us and generates a multitude of spaces where each plate, each gram of mud is unique and urepeatable.

 

Dopo la vastità delle Periferie (Samuele Editore, 2016) sembra che il tuo sguardo si stia concentrando in una diversa zona di confine. É così?

In qualche modo riprendo il concetto di limite e discontinuità proprio di “The Bliss of Hush and Wires/Periferie” e lo porto verso la contemporaneità dei movimenti migratori e delle moltitudini che contraddistinguono la nostra epoca. Non solo in termini antropologici, ma anche di transizione artistica, linguistica, sonora. Viviamo un tempo di passaggio, accompagnato dall’inquietudine della transitorietà.

 

Periferie/The Bliss of Hush and Wires (Samuele Editore, 2016) speaks of vastness. Here, it seems you direct your gaze to a new borderland.

The Bliss of Hush and Wires/Periferie was also about the limit and discontinuity. Here, I need to upscale these concepts to the migrating movements and multitudes characterizing the XXI century. The anthropologic, artistic, linguistic and sonic transition were living in. This time is a crossing point that learns the uneasiness of impermanence.

 

Queste poesie hanno una forte componente ritmica. Nascono da un lavoro particolare sul suono?

In questo nuovo progetto di sonopoetry mi lascio attraversare dal suono e la sua capacità intrinseca di modellare e modificare l’ambiente e gli esseri che vi appartengono, viventi e non viventi. Registro, ascolto, sento, vedo e riconduco il viaggio sonoro a versi che ne rappresentino il respiro e la visione. Il tema diventa funzione dello spazio di suono che in quel momento mi coinvolge e ne determina la cadenza, la densità, la progressione, il ritmo.

 

Rhythm appears strongly relevant to these poems. Have you focused on sound more than in your previous projects?

In my new sonopoetry project, I acknowledge how sound intrinsically designs and modifies the environment and all the living and non-living beings. I record, listen, hear, see and reposition the sonic journey into lines depicting my breath and vision. The theme is a function of the sonic space I’m immersed in. This latter defines the cadence, the accent, density and progression, the rhythm.

 

Come affronti il processo di traduzione di un testo?

Produco i miei versi in inglese e mi auto-traduco in italiano. Il mio “animale guida” è il suono e adatto quindi la traduzione in funzione di questo. L’editing diventa un processo lento di rilettura a specchio, un andare e tornare tra le due lingue come un riflesso, un mettere a fuoco due immagini di una medesima realtà, davanti e dietro l’obiettivo.

 

Can you describe your process of translation?

I write in English and self-translate into Italian. My “spirit animal”, the driver, is the sound and I adapt translation to it. Editing is a slow process, a mirroring activity between the two languages, back and forth, to focus two images of the same reality. Behind and in front of the lens.

#1 excerpt

Now doorjambs peel
at the entrance
dogs’ bites
of abandonment.

Every crack needs a fix
apertures speak of transience.

There are countless ways to leave.

#1 estratto

Ora gli stipiti si scrostano
all’entrata
sotto i morsi dei cani
e dell’abbandono.

Ogni crepa va fissata
le aperture parlano di transitorietà.

Infiniti i modi per andarsene.

#6

There is a way

to generate the multitude

of undefined spaces.

Sound designs

density and sparseness.

It’s in endurance.

The iteration and

cluster of pitches

processed.

Sustain and separate

what is spurious and ancillary.

Disclose the pieces.

Deconstruction over

construction.

While I walk
I scan the clumps of dirt.
I wonder about the gram
of mud.

Sustain each second of us.

#6

Esiste un modo

per generare la moltitudine

di spazi non definiti.

Il suono disegna

densità e rarefazione.

É nella persistenza.

L’iterazione e

il cluster di toni

processati.

Sostenere e separare

ciò che è spurio e ancillare.

Rivelare le parti.

Decostruire sul

costruire.

Mentre cammino
seziono le zolle.
Mi interrogo su un grammo
di fango.

Sostieni ogni secondo di noi.

#15 March 2017

That window through which we look
it’s your window.
A window with blinds banging
fiercely in the cold.
We hear territories, oaths
peoples walking in defiance of stillness.
Unexpectedness opens
and we face the crevasse, the vastness
the loneliness of objects.
I’ve crossed time for you
past and future.
I’m here, immobile, a whiteness in me
leaning against this wall
I yearn for the calm.

#15 Marzo 2017

Quella finestra da dove guardiamo
e’ la tua finestra.
Una finestra con gli scuri che sbattono
impetuosi nel freddo.
Sentiamo territori, giuramenti
popoli che camminano a sfidare l’immobilità.
L’inatteso si apre
e affrontiamo il crepaccio, la vastità
la solitudine degli oggetti.
Sono stata attraverso il tempo per te
passato e futuro.
Sono qui, immobile nel mio pallore.
Contro questo muro
attendo impaziente la calma.

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