IL VELIERO CANNIBALE 6 – JOHNNY “DEAD”



 
 

Malinconie, anacronismi e moralismi del Capitano Peleg

 

Moby Dick è il libro che più si avvicina al Libro dei libri. In nessun altro si disputa intorno all’esistenza di Dio, o alle prove della sua inesistenza. In uno l’immensa Arca; nell’altro l’oscuro Pequod, che è di Achab, ma non è Achab, perché il Pequod è il suo proprietario, il quacchero, il dimenticato Peleg, che l’aveva addobbato “come un barbaro imperatore etiopico… Era fatto di trofei. Un veliero cannibale, che si ornava delle ossa cesellate dei suoi nemici”.

Parafrasando le parole usate da uno scrittore per parlare di un altro scrittore, il nostro Capitano Peleg, risorto con un artificio, è un naufrago del passato che il Fato ha proiettato sulle sponde di un altro tempo. A cura di Frescobaldi MacIntyre.

 
 

Frammento rinvenuto il 28 novembre 1996 sulla tomba di Northrop Frye (Mount Pleasant Cemetery Toronto, Canada).

 
 

JOHNNY “DEAD”

 

By iron ship
drove him the boatman,
the one who will
begin the Dead man.
 
Bleeding the chest,
turned red the west.
 
I saw that blood,
it gives me creep,
I heard a voice
call “Johnny”, deep.
 
But Johnny no,
was not my name,
the name it’s mine
it’s just the same.
 

JOHNNY “DEAD”

 
Condusse veliero
di ferro il nocchiero.
per fare trasporto
di chi è presto morto
 
Nel petto il sangue
il giorno langue
 
Vedere il sangue
al cuor mi nuoce,
mi chiaman
Johnny con rauca voce
 
Non era Johnny
il vero nome
È il mio adesso
proprio lo stesso
 

Frescobaldi MacIntyre

 
 

 
 
 
 

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