Il secondo tempo dell’ascolto – Giorgio Asquini

Il secondo tempo dell’ascolto – Giorgio Asquini

 

Giorgio Asquini è il partecipante al Corso di Lettura e Scrittura poetica della Samuele Editore che sicuramente mi ha colpito di più. Una capacità di sintesi e una chiarezza straordinarie. Durante l’incontro del Corso che prevedeva un focus sulle proprie esperienze più belle e più negative non ha potuto portare esempi specifici in quanto, a detta sua, aveva vissuto periodi significanti e non singoli episodi. Una poesia che segue questo ragionamento e in una narrazione leggerissima crea un momento di pensiero sospeso che ha la rara capacità innata di non allontanarsi mai dalla realtà quotidiana.

Un poeta, Giorgio Asquini, che secondo me darà qualcosa di molto bello quando deciderà di pubblicare. Anche lui lo potrete sentire sabato 18 giugno a Pordenone all’evento POETI ALLA BASCHIERA (qui).

 
 
 
  
Un agonista della discussione
non cede mai, non cade
mai sul morbido.
È qui per vincere, non si concede pace.
A tavola ti aumenta la realtà
fino all’amaro con il ghiaccio.
Ti mette al muro in corridoio
nell’ora buca, finché
la campanella suona.
  
 
 
 
 
 
Pranzo del martedì
  
Sul cerchio della tavola
in tre ci raccontiamo
le uscite, gli spettacoli, gli incontri.
Uniamo i punti fermi
di tutta la settimana.
  
Tra le portate, quando
passa il futuro nei discorsi,
quel cerchio lo farei più largo: 
per lei partita presto, per loro
che non arrivano.
  
 
 
 
 
  
Fedele alla paura
  
1.
 
Esporsi non conviene a chi
è fedele alla sua paura.
Vale di più il distogliere
lo sguardo, disfare la conoscenza.
  
È un piccolo colpo di grazia vedersi
togliere il saluto al vicino di garage
senza capirne il perché. E un’altra volta
togliere il saluto a due del corso
sui gradini della libreria.
  
Se il fatto sembra tenue, sgocciola
però sempre la conseguenza.
E se per distrazione ri-saluti dopo tanto
è come aver murato una finestra.
  
  
  
 
 
 
2.
 
Si può provare a fare come il gatto
giù per le scale del condominio,
in silenzio, verso l’aria di fuori.
Scendere sempre in guardia
fedele alla paura.
  
La prima voce, il minimo rumore
e resta immobile nel mezzanino
mentre sopra qualcuno rientra, o esce.
  
Corre quando il pericolo è passato,
alla riscossa (se il portone è aperto)
verso la libertà del pomeriggio.
  
  
 
 
 
  
Attraversando mezza città
passo di corsa per Torre.
Uno mi ferma tutto contento,
mi avvolge con un “dopo tanto!”
  
È il buio su che faccia fare,
su quale voce. Per non deluderlo
mi stacco dalla presa sorridente:
“scusa, devo scappare o mi raffreddo”.
  
Saluto e scatto: già
pochi metri sono un sollievo
che mi sostiene nell’allungo,
verso il quartiere.
  
 
 
 
 
  
Coi fatti di giornata nella testa,
le sere, sotto la lampada plissé,
seguivo le linee spezzate
sulla carta da parati, giravo
i cerchi delle piastrelle.
  
Se adesso dico pane mela libro
è la preghiera materiale
per un’altra notte
che da sola non si apre.
  
              Resto
in una pace separata
che mi ricompone.
  
 
 
 
 
  
Aggiornamenti
  
Certe sere è più forte di me,
ti arriva appena mangiato
la sventagliata di notizie,
tutto un riepilogo della giornata.
  
Succede soltanto mentre leggi.
Allora punti il dito sulla pagina,
alzi la testa benevola, trovi i dettagli.
  
Riprendi ma prepari subito
un segno sulla riga dopo.
Solo per te, saltando l’intervallo,
parte il secondo tempo dell’ascolto.
  
  
  
 
 
 
 
 

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