Francis Ponge

Francis Ponge

 

Un poeta da riscoprire. Era il 1942, la guerra mondiale imperava e toglieva anima alle persone. Il francese Francis Ponge, in nome di un umanesimo, dava l’anima agli oggetti: Il partito preso delle cose uscì appunto nel 1942. Con scritti, già, del 1936. È un mondo di oggetti animati come accade nell’antica religione giapponese. Qui il plaisir du texte viene avanti nell’individuare l’Arancia, il Ciottolo, la Candela, le More e così via. Ipostasi di tante arance, ciottoli, candele, more, eccetera. Tuttavia nota Jacqueline Risset vi è un asimptote della descrizione. Più avanti, Ponge sottolineava la difficoltà di descrivere. Eppure, come Orazio, cerca di trasformare il notum in novum. Scrive Risset: Senza un oggetto radicalmente esterno, l’incontro non avviene, la mente si assopisce, e culla i propri fantasmi.

Sarà bene rinfrescare la memoria: viene rimessa in gioco la pioggia, la fine dell’autunno, poveri pescatori, rhum delle felci, le more, la candela, la cassetta, la sigaretta, l’arancia, l’ostrica, i piaceri della porta, gli alberi, il pane, il fuoco, le stagioni, il mollusco, le chiocciole, la farfalla, il muschio, bordi di mare, l’acqua, un pezzo di carne, il ginnasta, la giovane madre, R.C. Senna N°, il ristorante Lemeunier, la conchiglia, le tre botteghe, fauna e flora, il gamberetto, vegetazione, il ciottolo.

Certo non si può sottoscrivere tutto, e chi mai lo potrebbe? Ma c’è da imparare ancora. Imparare a guardare, imparare ad amare le cose di tutti i giorni, sentirsi di casa tra gli oggetti della casa e prospicienti. Ponge era convinto che la poesia potesse solo dire uno struggimento e lodare e mai, per esempio, dire la collera.

 
 
 
 
La candela
 

La notte a volte ravviva una pianta singolare il cui bagliore scompone le camere ammobiliate in cespugli d’ombra.
La sua foglia d’oro si regge impassibile nel cavo di una colonnetta di alabastro, attraverso un peduncolo nerissimo.
Le farfalle povere la assalgono preferendola alla luna troppo alta, che vaporizza i boschi. Ma subito bruciate o sfinite nella battaglia, tutte fremono sull’orlo di una frenesia vicina allo stupore.
Intanto la candela, con il vacillare dei chiarori sul libro nel brusco sprigionarsi dei fumi originari, incoraggia il lettore – poi si inclina sul suo piatto, e affoga nel suo alimento.

 
 
 
 
I piaceri della porta
 

I re non toccano le porte.
Non conoscono questa felicità: spingere davanti a sé con dolcezza o bruscamente uno di quei grandi pannelli familiari, voltarsi verso di esso per rimetterlo a posto, – tenere tra le braccia una porta.
La felicità di impugnare al ventre, per il suo nodo di porcellana, uno di quegli alti ostacoli di una stanza; quel corpo a corpo rapido con il quale per un istante trattenuto il passo, l’occhio si apre e il corpo intero si accomoda al suo nuovo appartamento.
Con mano amichevole la trattiene ancora, prima di respingerla decisamente e di rinchiudersi – cosa di cui lo scatto della molla potente ma ben oliata lo assicura piacevolmente.

 
 
 
 
Il fuoco
 

Il fuoco classifica: all’inizio tutte le fiamme vanno in qualche senso…
(Solo all’andatura degli animali si può paragonare quella del fuoco: deve lasciare un posto per occuparne un altro; cammina come un’ameba e come una giraffa insieme, balza con il collo, striscia con il piede…)…
Poi, mentre le masse metodicamente contaminate crollano, i gas sprigionati mutano mano a mano in un’unica ribalta di farfalle.

 
 
 
 

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