Fernando Pessoa

Fernando Pessoa
 
 

C’è una miniera di testi inediti, di ortonimo ed eteromini, di Fernando Pessoa (1888/1935). Anche testi predisposti dall’autore per la pubblicazione. Il caso ad esempio del “Violinista pazzo” (The Mad Fiddler: originariamente composto in inglese in rima, con una gran musicalità). L’idea era pubblicarlo in Inghilterra nel 1917. Nel 1988 è comparsa la versione portoghese. In comune le due versioni hanno 29 delle 53 poesie del “Mad Fiddler”. Dall’inglese, la traduzione italiana, comparsa da Mondadori nel 1995. Si vuol che il “Mad Fiddler” sia stato composto nel 1916. In due buste a Lisbona, autografi e apografi portano la data nelle minute dal 1913 al 1917, gli anni delle rivoluzioni estetiche, con l’eccezione del 1914, anno di parto degli eteromini. Le minute hanno correzioni in quattro differenti inchiostri.

Nella seconda busta, la versione dattiloscritta ha anch’essa interventi. L’io inglese di Pessoa ha radici nella lingua studiata in Sudafrica, dove la madre vedova era andata a vivere con il nuovo marito. “La mia patria è la lingua ” diceva Pessoa.

Qui le patrie sono almeno due. Le correspondences sono con la natura nelle poesie più riuscite. Edizione, questa italiana, con un’ottima postfazione di Amina di Munno.

Pierangela Rossi

 
 
Ennui
 
Sotto un basso e cupo cielo,
aggrottato da venti solitari che gemono
pallidamente desiderosi di luce dall’alto
finché l’anima del paesaggio sospiri eternamente,
             eternamente sospiri,
un nero e calmo fiume incantato,
che separa da se stesso una città,
scorre con un intimo timore e un fremito
come un oscuro destino sempre vicino,
             sempre più vicino.
 
Ah, attraverso quel paesaggi scivolato dal sogno
verso un’orrenda verità balugina
quell’assorto, autosgorgante fiume
che porta un sogno dell’emozione dei sogni
             al sogno dell’emozione.
Scorre da una terra dove non c’è nozione
Verso un possibile lontano oceano;
ed essi, i cui occhi angosciati senza movimento
vi si bagnano, prendono il sogno dell’emozione
            per l’emozione dei sogni.
 
 
 
 
 
 
Orizzonte
 
I
 
Sconosciuti abissi del profondo mare,
        in oscuri antri freddi
(le spoglie della battaglia non sono per te)
       riposano per sempre
 
Né una visione dall’alto né un monte luminoso
       ricompensano il tuo dolore.
L’angelo segreto non tiene conto
       della tua perduta vincita.
 
Nella bocca della Sfinge la storia è morta,
       l’erba del sentiero è cresciuta.
Il nostro tormento arriverà dove l’hai guidato
       attraverso l’Ignoto.
 
Aspetti nascosto o riposi tranquillo
        in ciò che il silenzio proibisce?
Concedici almeno l’inesauribile ricerca di te
        e i prati fioriti.
 
 
 
 
 
 
II
 
Il mare è ormai una linea bianca
        che accompagna il mio desiderio,
e il vento giunge tenebroso e sottile
        con la sua arcana capacità
 
di toccare la mia abituale disperazione e il mio dolore,
        la mia meraviglia e la mia notte,
la chiara sensazione della pioggia imminente
        e della mia smarrita gioia.
 
La perduta ragione di conquistare l’amore
        si placa con quel che è
la segreta visione, il bosco splendente
         e gli ultimi alberi.
 
 
 
 
 
 
Le sue dita giocavano distrattamente
                con i suoi anelli
 
Ci sono angeli caduti nel tuo modo di guardare
        e grandi ponti su fiumi silenziosi nel tuo sorriso.
I tuoi gesti sono quelli di una solitaria principessa che
 
sogna sul suo libro
         a una finestra su di un lago in un’isola lontana.
 
        Se potessi rendere la mia mano fino a toccare le tue sarebbe
        come lo spuntar del giorno dietro le torri di qualche città dell’Oriente.
Le parole nascoste nel mio gesto sarebbero il chiar di luna sul mare
         Del tuo essere qualcosa nell’intimo della mia anima come l’allegria in una festa.
 
Il tuo silenzio mi parli degli infiniti sogni che sono te.
        Le tue palpebre abbassate prolunghino i paesaggi lontani.
I getti d’acqua rimbalzano nel sentire che sono falsi.
        È il fiore che colgo, con un suono, da ciò che non dici.
 
Fiori, fiori, fiori lungo la strada di quel che dirai.
         I giardini settecenteschi, così tristi nel nostro sognarli ora,
sono la maniera del tuo essere consapevole di te attraverso le tue palpebre, le tue labbra, e il tuo viso.
        Un bambino malato vede la poggia appannare la finestra di ciò che tu consenti.
 
Non infrangere col rumore dei passi il silenzio che è il palazzo dove la nostra consapevolezza
        È quella di vivere vedendo i giardini delle nostre duplici vite in una sola anima.
Cosa siamo nel nostro reciproco sogno se non il ritratto che è
        Il capolavoro di un pittore che non ha mai dipinto?
 
 
 
 
 
 

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.