Fabiano Alborghetti

Bozza automatica 29
 
 
Tra polveri e pezzi di un vuoto affollato
 
Come un moto improvviso
              fu il terremoto
a scuoter la terra
e onde e crolli e rumori di crolli
e grida di gente scesa in strada in pigiama
cercando l’attorno con sguardi braccati
cercando ragione, la conformazione
del paese crollato
tra polveri e pezzi di un vuoto affollato.
                  Nemmeno la chiesa
ha potuto granché: la facciata è in piedi
         ma il campanile è già sghembo
             e tutto il resto è pietrame.
Il prete in ciabatte consola chi può
e chissà quanto manca per sentir le sirene
i soccorsi arrivare per rimestar le rovine
per estrarre i corpi,
         far la conta dei morti
              o di chi manca l’appello.
C’è chi chiama, chi grida
o di lato chi tace guardando stranito
              l’ecatombe presente
l’intuizione gelare lo sguardo, la mente:
         da questo momento è finita la vita
         Da questo momento si inizia daccapo
per come e dove si può.
 
 
 
 

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