Espressione ed etimologia (esercizio)

Bozza automatica 327

Questa settimana affronteremo un particolare aspetto dell’espressività e della scelta delle parole nel comporre dei versi, relativa ai rapporti semantici e comunicativi tra parole che hanno in comune la stessa radice etimologica.

La ripetizione di lemmi appartenenti alla stessa famiglia etimologica può infatti:

  • rafforzare il senso, ampliandolo con le diverse accezioni di lemmi familiari ma distinti (l’arrossire d’un sole eritreo, rovente nel suo ardore rubino … );

  • creare una sensazione visuale / acustica / plastica, attraverso l’insistenza la ripetizione di una radice che suggerisca, appunto, colori, sensi, sensazioni (es. l’esasperarsi del suo grido incideva d’asprezza il silenzio tutto intorno);

  • creare sensi e sensazioni nuove, accostando due o più famiglie di radici lessicali simili, ma distinte (es. era il preludio all’illusione: la sguardo alludeva al lutto, ma quel sorriso deludeva ogni più lugubre aspettativa).

Facciamo un esempio o due, magari aiutandoci con un dizionario etimologico:

  • dolce – dolcezza, dolciastro, dolcificare, dolcigno, dolciume, dolco, dolcineo, dolcire, addolcire, indolcire, sdolcinare;

  • caro – careggiare, caretto, carino, carezza, carezzare, carità, caritatevole;

  • rosso – rossastro, rosseggiare, rossetto, rossezza, rossiccio, rossigno, rossola, rossore, rossume, arrossare, robbia, roggio, rogna, rovello, rovente, rovo, rubbio, rubicondo, rubrica, ruggine, rutilante, eritema, eritreo, erubescente, rubino.

L’ultimo esempio mostra quanto può essere ampia la gamma di lemmi che condividono la stessa radice etimologica.

Includiamo pertanto nomi alterati, nomi derivati, nomi composti, dal semplice vezzeggiativo alla parola derivata che ha in comune solo una lontana radice.

 

Traccia:

 

TEMA = la purezza.

 

METRO = libero.

 

SCHEMA = libero.

 

REQUISITI = utilizzare tre o più parole che condividano la radice temp-; utilizzare tre o più parole che condividano una radice a scelta.

 

Esempio:

 

Onora il temporale,

che dal ludibrio, folle e scalmanato,

l’onesto avvinghia al disonesto insieme;

e il temporaneo inganno

che il puro lontanando quel corrotto

fa contento,

osservalo, dissolto;

così un silenzio nuovo la purezza

senza tempo

sorprende nella quiete

consacrata e più nascosta;

e il cuore la ragione

d’una fede irrazionale

avverte e già contiene rifuggendo

ogni peccato.

Sul labbro l’innocenza posa il dito

celestiale,

annienta la parola, che vana si contorce,

e infine troppo limpida

l’umana sorte estingue.

 

Mario Famularo

 

 

 

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