Dialogando con cinquanta foglie – Mariagrazia Dessì

 

Dialogando con cinquanta foglie. Tanka in italiano di Mariagrazia Dessì (Edizioni Grafica del Parteolla, 2017).

 

Dialogando con cinquanta foglie è una raccolta di Mariagrazia Dessì, edita nel 2017 per i tipi della Grafica del Parteolla, che raccoglie venticinque tanka 短歌 (letteralmente, “poesie brevi”); l’opera prende il nome dalla bella antologia Cinquanta foglie pubblicata da Moretti&Vitali un anno prima, curata da Paolo Lagazzi in collaborazione con Yasuko Matsumoto, Ikuko Sagiyama (già curatore dell’edizione italiana del Kokin wakashū 古今和歌集) e Yasuko Tatsumora.

In effetti la silloge, introdotta dallo stesso Lagazzi, intende porsi quale ulteriore voce di confronto (anzi, di dialogo) rispetto alle cinquanta tanka presenti in quest’ultima opera (venticinque componimenti giapponesi e venticinque reinterpretazioni da parte di altrettanti poeti italiani, tra cui il sottoscritto), sviluppando un «intreccio […] di acute malinconie e di abbandoni quieti al fluire del tempo» decisamente lucido e convincente.

L’ordine delle opere della Dessì segue con precisione quello delle tanka presenti in Cinquanta foglie, recuperando da queste un elemento chiave di ambientazione o stagionalità per reinterpretarlo secondo il proprio sentire. Sentire che si sviluppa in volizioni poetiche mai pretestuose, ma che, all’opposto, tendono ad espandere quella “personificazione della natura” che caratterizza la poesia giapponese sin dalle origini (ossia dalle prime influenze dello stile cinese delle Sei Dinastie e delle opere di Bai Juyi) in segni e costruzioni discreti ma sempre attenti ed evocativi:

 

Lasciarsi andare

come le foglie gialle

a riposare

per sciogliere la rete

in fiammelle fugaci

 

Dati il maggior respiro che lo schema metrico consente e la polarizzazione di questo genere poetico nelle due direttrici della natura e dell’amore, l’autrice è libera di dilatare la propria voce, lasciando che questa fluisca secondo un’“unificazione di ambiente ed emozioni” (keijō itchi 景情一致) che, pur arricchita di un evidente studio dei classici, si distanzia in misura sostanziale da questi, in favore di una lettura del reale genuina e puntiforme:

 

La giovinezza

è fuggita in treno.

Nella stazione

resiste come dente

gialla qualche piastrella

 

Pur rivelando evidenti principi di movimento personale, la Dessì pare comunque incanalare l’interpretazione testuale entro le coordinate di un linguaggio che esalta il non-detto, ossia quell’eco che viene suggerita dalle parole e dalla dimensione vuota (yohaku 余白) che le circonda, lasciando che il nucleo del messaggio sia prodotto dal lettore attraverso un procedimento di immedesimazione e compenetrazione, felice e dunque mai banale:

 

Emigravano

e spedivano bulbi

di tulipani.

Fiorivano anche qui, ma

loro non tornavano

 

I vissuti di autore e spettatore si intrecciano come i rami di un salice, divenendo un tutt’uno nella misura in cui ogni cosa si rivela infine principio di attesa e rivelazione, ordine non geometrico (ma di certo, non casuale) di esperienze e linguaggi che convergono nel dato poetico.

Non posso, dunque, che essere d’accordo con il Lagazzi nel confermare che Dialogando con cinquanta foglie costituisce un esito letterario «limpido e vibrante» che nasce nel dialogo ma non si spegne con esso, ricamando una fitta trama di figurazioni e suggestioni anche quando, dall’altra parte, sembra dominare il silenzio:

 

Il pesco china

le proprie foglie come

se pregasse,

si vedono i suoi nodi

nel giardino lucente

 

Satarō Satō (Kichō, 1952)

 

 

Fiori di pesco

sui vetri della scuola

e rondinelle

come segni di spunta

delle mie primavere

 

 

Luca Cenisi

 

 

 

 

 

 

 

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