Catullo

Catullo 1

dipinto di Nicola Gardini

 
 
Paene insularum, Sirmio, Insularumque
ocelle, quascumque in liquentibus stagnis
marique vasto fert uterque neptunus,
quam te libenter quamque laetus inviso,
vix mi ipse credens Thyniam atque Bithynos
liquisse campos et videre te in tuto.
O quid solutis est beatius curis,
cum mens onus reponit, ac peregrino
labore fessi venimus larem ad nostrum,
desideratoque acquiescimus lecto?
Hoc est quod unum est pro laboribus tantis.
Salve, o venusta Sirmio, atque ero gaude
gaudente; vosque, o Lydiae lacus undae,
ridete quidquid est dome cachinnorum.
 
 
 
 
 
 
Gemma delle isole e penisole sei tu, Sirmio,
di quante terse polle, fiumi e mari ampi
il sapido e dolce Nettuno si dà vanto,
vengo a trovarti con piacere e così tanta
gioia dopo aver lasciato, non so come,
Bitinia e Tinia e ti vedo in tutto il tuo fascino.
Liberi da preoccupazioni: esiste cosa più bella?
Quando si allenta la tensione d’impegni esteri
e stanco mi scaldo al fuoco fra i miei cari,
nel letto dove mi addormenterò placido
(il premio migliore dopo tante fatiche è questo).
Ti porgo i miei saluti, Sirmio, e sarò lieto
quanto del lago etrusco voi, venuste onde:
svuotate le scorte di gioia, ridete d’allegria piena!
 
 
Traduzione di Francesco Gulic
 
 
 
 

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