case spogliamenti – Paola Loreto

case spogliamenti, Paola Loreto (Aragno 2016)

 

 “Il limite che entra nella vita/ come una lama non fa male. / Separa chi sono da chi sarei/ potuta essere. Sventra il sogno/ di divenire. Come un occhio/ che vede solo di fronte,/ guarda l’inevitabile.”

È chiara già in apertura la linea guida del progetto-libro.

Il limite tra chi sono e chi sarei potuta essere. Limite è una parola molto forte che poi è legata a un’altra parola forte e cioè lama. Lama della cui presenza non ci accorgiamo subito (un cosa molto affilata non fa subito male). Siamo di fronte a un discorso generale sull’arte e sull’artista. L’artista si pone delle domande che riguardano non solo la realizzazione della propria opera ma sono domande che riguardano il suo essere persona. L’artista si pone sempre la questione del limite non solo nella realizzazione dell’opera e quindi tra quello che ha in mente di realizzare e quello che realmente realizza ma in generale. Quindi il discorso sul limite è un discorso sull’umanità.  Questa riflessione sul limite impone a un certo punto un fermarsi: “de- generare: compiere/ il movimento contrario/ invertire il senso di marcia”. Solo de- generare può probabilmente alimentare la possibilità di una ripartenza e da qui “spogliamenti” del titolo. Spogliamenti cioè decostruire, spogliarsi dalle sovrastrutture è una operazione delicata, difficile e faticosa. Che costa molto: “e se fossimo incapaci/di immaginare i modi/ del nostro candore./ Se fossimo la causa/ del nostro dolore…”

Quindi case spogliamenti è anche un libro sulla crisi e di come la parola – che è l’elemento principale della poesia – si inserisce nella crisi, come viene utilizzata non solo per dire la crisi ma tutto quello che la crisi comporta e offre.

“una casa è dove/ non fai rumore/ ti muovi e sei/ tu: il tuo corpo / la danza del liquido/ umorale negli occhi / la pagina che volta/ una vita ignara”. Spogliamenti va di pari passo con svelamenti: serve una linea guida per la realtà. Ci sono dei segni che vanno riconosciuti: la ruga che la rivelerà/ alla nocca che usi di più.

Abbiamo detto libro sulla crisi, ma case spogliamenti è un libro anche sulla possibilità, ed è una possibilità dettata dal limite, dalla rottura che in qualche modo innesca un processo, un’energia.

La modalità di scrittura è direttamente proporzionale all’idea di spogliamento. È una scrittura ridotta all’osso, quindi scarnificata, un linguaggio che viene prima del linguaggio stesso – come intuizione. E poi c’è il silenzio che a quanto pare è parte integrante del fare poesia di Paola Loreto.

“non c’è posto migliore del fondo/ il luogo del riposo, della pausa/ dello spogliamento”. Libro molto teso che oscilla continuamente tra doppie possibilità ma allo stesso tempo – se anche all’inizio sembra esserci smarrimento –  è un libro di pensiero, un pensiero attivo che si deve praticare, che mentre è nella mente è già fuori dalla mente: è un atto.

 “Perché sei già in un luogo/ sei un luogo/ per questo non ce n’è uno in cui andare”.

 Veniamo dunque all’ultima parte del libro: “c’erano delle volte che ti sentivi piena / era una pace del cuore/ una sazietà / un non volere”. Pienezza/ sazietà coincide con il non volere. La tensione, il desiderio, il rendersi conto che la vita è una quantità finita e per ricominciare, per superare la paura, bisogna elaborare il vuoto, il non essere. È un vuoto bianco ma non di smalto. Un libro di accettazione come ultimo e primo passo dal ricominciare.

“Lasceremo la fine/ agli altri. Inizieremo”.

Melania Panico

 
 
 
 
E se fossimo incapaci
di immaginare i modi
del nostro candore.
Se fossimo la causa
del nostro dolore.
Se partisse dallo zero
la nostra gioia.
 
 
 
 
 
Una casa è dove
non fai rumore.
Ti muovi e sei
tu: il tuo corpo,
la danza del liquido
umorale negli occhi,
la pagina che volta
una vita ignara.
La ruga che la rivelerà
alla nocca che usi di più.
Una stanza, poi l’altra,
perché c’è una luce
per ogni gesto.
Ascoltami.
 
 
 
 
 
Nella prossima vita
avremo una casa: io e te.
Un orto, un giardino.
(Il fico nero, l’acero rosso.)
Mani nella terra, sul nostro
corpo. Dentro sarà il fuoco
di legna, il legno su cui
camminiamo. Bianco
ma non di smalto.
Nella vita che viene
avremo un bambino
ispido e nero
selvatico, ardente.
Non avremo paura.
Lasceremo la fine
agli altri. Inizieremo.
 
 
 
 

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