Breve inventario di un’assenza – Michele Paoletti

Michele Paoletti, Breve inventario di un’assenza, Samuele Editore, 2017.

 

Il libro di Michele Paoletti “Breve inventario di un’assenza” parte da un assunto e cioè che si possa costruire anche su qualcosa di terribile, una perdita, l’assenza. Che si possa ripartire. Ripartire dal dolore. Ripartire da un’assenza, appunto. In questo ripartire anche l’attesa diventa un movimento, un’azione che impreziosisce tutto: “la mela mi fissa dal tavolo/aspetta che il morso incida/ la scorza”, anche il movimento minimo serve a dare l’input. Ma non è facile fare questa operazione in poesia, ovvero partire da un episodio personale, come in questo caso, la perdita di un familiare, e scriverne e farne buona poesia. Invece Paoletti ci riesce anche perché, come sottolinea Gabriela Fantato nella prefazione: “l’Io che scrive non è di fatto un Io lirico a tuttotondo, ma è un Io che si denuda dei risvolti psicologici e si proietta nella natura e nelle cose”. E in effetti è un libro in cui le cose, gli oggetti hanno quasi un valore provvidenziale. La terza sezione “Muri” rappresenta l’apice di questo iter: le cose diventano baluardo di una resistenza che si costruisce dal basso, pietra su pietra, con dei versi davvero ben riusciti e rivelatori: “Ho lasciato la valigia in fondo/al letto e uno spiraglio/all’angolo sinistro della bocca”.

Melania Panico

 
 
 
 
La parola terra
ha un suono di radice,
di crosta bruna che si spacca
al sole quando le nuvole
hanno smesso di gridare
e l’aria preme ancora un poco
il suo bacio umido sul capo.
la parola terra ha il suono
di un padre che ritorna
dei passi sulle scale
di mani dure dove riposare.
 
 
 
 
Stringevi una bottiglia rotta
tra le mani quando hai detto
neppure le anatre si fermano
per più di una stagione
e ci illudiamo che ogni anno
siano le stesse a ritornare.

Neanche il sangue
che scende sulle dita
è quello di ieri eppure
rimane la ferita, la pelle
non dimentica il coltello.
 
 
 
 
È tempo che il cemento
faccia presa
che il metallo scarnifichi la terra.
Tempo di issare
bianche le pareti, le porte,
posare vetri e lamine d’acciaio.
la casa già vive nel sudore
di chi segue
le tracce sulla carta.
Noi arriveremo dopo,
intorno ai muri.
A riempire le stanze
di parole.
 
 
 
 

 
 

Michele Paoletti (17 luglio 1982) è nato e vive a Piombino. Si è laureato in Statistica per l’economia presso l’Università degli Studi di Pisa e si occupa di teatro, per passione, da sempre. Nel 2015 ha pubblicato la raccolta Come fosse giovedì (puntoacapo Editrice) e la plaquette La luce dell’inganno (puntoacapo Editrice). Nel 2017 pubblica con la Samuele Editore Breve inventario di un’assenza con prefazione di Gabriela Fantato. Una selezione di suoi testi è inserita nell’antologia iPoet (lietocolle,2016).

 
 
 
 

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