Body to Mineral – Allison Grimaldi-Donahue


Body to Mineral, Allison Grimaldi-Donahue (Publication Studio Vancouver, 2016). English version.

 

Allison Grimaldi-Donahue è una giovane scrittrice e traduttrice che vive e lavora a Roma. È stata borsista presso la Bread Loaf Writer’s Conference e ha vinto una residenza presso il Massachusetts Museum of Contemporary Art. Ha conseguito un MFA presso il Vermont College of Fine Arts ed è dottoranda presso la European Graduate School. Insegna presso la John Cabot University e presso The American University of Rome.

Suoi testi sono apparsi in The Brooklyn Rail, BOMB, Mousse, Words Without Borders, Electric Literature, The Literary Review, Public Seminar e altre riviste. Nel 2016 ha pubblicato il libro di poesie Body to Mineral (Publication Studio Vancouver).

Come molti autori (scrittori e artisti) a lei contemporanei, Allison fa dell’interdisciplinarietà la base fondante del suo scrivere. Ha scritto, come lei stessa afferma, prosa, testi per cortometraggi e saggistica, oltre all’impegno nella traduzione sia per la narrativa che per la poesia. E gli stessi testi qui presenti, tratti da Body to Mineral, per sua dichiarazione appartengono a un progetto più ampio che includerà anche brani in prosa.

Un’interdisciplinarietà che diventa sperimentalismo della parola, del corpo della parola, nel momento in cui diventa “esperienza della forma”. Un’esperienza che nasce e si evolve non esclusivamente dalla e nella poesia, ma anche dalla musica, dalle letture più disparate inerenti ad esempio la semiotica, dalla saggistica ad esempio di Anne Carson, Maggie Nelson, Norma Cole, Eleni Stecopoulos, Chris Kraus, Wayne Koestenbaum, e raggiunge i suoi stessi interessi nelle diverse forme letterarie.

La poesia di Allison Grimaldi-Donahue è quindi sempre una commistione di diversi stimoli e impulsi creativi accomunati dall’essere particolarmente deflagranti seppure controllati. Leggiamo infatti, nella piccola collezione qui raccolta, testi molto brevi ma incisivi:

 
i sat drunk at Dante’s tomb 2 weeks before
you died asking him what to do
how to be better
even from my self-imposed exile
the lady behind me laughed as i asked silently
for an answer
 
 
 
 
mi sono seduta davanti alla tomba di Dante due settimane fa
tu sei morta chiedendogli cosa fare
come essere migliore
perfino dal mio auto-imposto esilio
la signora dietro di me rideva mentre chiedevo in silenzio
una risposta
 
(traduzione di Marilena Renda)
 

La domanda che emerge “from my self-imposed exile” suggerisce un’inquietudine che nella forma diventa osservazione dallo stile particolarmente “piano” rispetto a quanto si intuisce bruciare sotto. Che non diventa mai “esposizione” ma “introspezione”, immagine talvolta al limite di un consapevole simbolismo:

 
i have dreams
where you bury
things dig them up
the dog helps
sometimes and sometimes
you are wearing a hat
usually you dig
for crystals
and usually you
hand them
to me in a
big woven basket
over a small small river
with no bridge
 
 
 
 
faccio sogni
in cui tu seppellisci
cose le dissotterri
il cane a volte
aiuta. Altre volte
indossi un cappello
di solito trovi
cristalli
e di solito
li posi
in un grande cesto intrecciato
su un fiume piccolo piccolo
senza ponte.
 
(traduzione di Marilena Renda)
 

Il lavorio sulla forma non tocca mai eccessi ma misura se stesso verticalmente anche a causa di una particolare attenzione dell’autrice per i maestri, i poeti antichi. Non a caso la citazione della “Dante’s tomb” che porta a limare il magma poetico pur non scadendo nella mimesi del passato. Un passato di particolare importanza tanto da far dire alla poetessa, in un’intervista: “I guess I’m always reaching to the past for answers, even in my personal life”. Emblematico ad esempio il testo:

 
as i declared i was
done with modernism
you felt me up
outside the cathedral
and mozart shoved
another flyer
in my hands
trenzen you said
means to drool
 
 
 
 
mentre dichiaravo che
volevo farla finita col modernismo
mi hai palpeggiata
fuori dalla cattedrale
e mozart mi ficcava in mano
un altro flyer
trenzen hai detto
significa sbavare
 
(traduzione di Marilena Renda)
 

Il corpo, in questi testi, diventa l’elemento centrale e il baricentro per un’analisi della perdita, sia essa riferita ad altri quanto a se stessi.

 
sometimes i run my index finger over my thumbnail
to feel the anemic bumps —
though nothing compared
to your nails
i am able to convince
myself for a second that i am holding
your hand
 
 
 
 
a volte metto l’indice sopra il pollice
per sentire i grumi dell’anemia –
anche se nulla è paragonabile
alle tue unghie
riesco a convincermi per un secondo
che ti sto tenendo la mano
 
(traduzione di Marilena Renda)
 
 
 
 
 
 
pour yourself into concrete
like your name written
in cursive beneath
thick glass
the mixture drips
from thin fingers
seeps through
the weight of your
liquifying body
they paint red and white
over you they blend
make pink like ground beef
your legs glisten in disuse
 
 
 
 
investi nel concreto
come il tuo nome scritto
in corsivo sotto
il vetro spesso
la mistura sgocciola
dalle dita sottili
filtra attraverso
il peso del tuo
corpo quasi liquefatto
loro dipingono rosso e bianco
su di te mescolano
fanno un rosa come carne macinata
le tue gambe scintillano abbandonate
 
(traduzione di Marilena Renda)
 

Con punte poetiche di particolare rilievo che escono dalla biografia personale per tangere quasi la sentenza:

 
the invalid shines
skin shines
mind shines
less movement makes the
skin brain not lips soften
 
 
 
 
l’invalido scintilla
la pelle scintilla
la mente scintilla
meno movimento rende la
pelle cervello non le labbra
ammorbidisce
 
(traduzione di Marilena Renda)
 

Su tutto va inoltre considerato, per meglio comprendere lo stile della Allison Grimaldi-Donahue, che la succitata “esperienza” che la poesia rappresenta coinvolge il tentativo di “creare un lessico” attraverso la plasticità del linguaggio. E soprattutto coinvolge il tentativo di creare un lessico per una comunicazione “non dualistica”.

La concezione unitaria della realtà, che non nega l’alterità ma sottolinea la relazione come ponte unificatore, sta alla base del succitato simbolismo che proprio in virtù di questo “osa” immagini inconsuete, significanti più rilevanti dei significati. Si veda ad esempio:

 
found a polaroid of the dog
on the couch the summer
before you died
those are your legs
the dog lies on
no human face only human legs
immobile dualistic
the mind already gone to some other place
 
 
 
 
trovato una polaroid del cane
sul divano l’estate
prima che morissi
quelle sono le tue gambe
il cane è sdraiato sopra
nessuna faccia umana solo gambe umane
immobile dualistica
la mente già andata in un altro posto
 
(traduzione di Marilena Renda)
 

Il concetto della perdita in questo assume connotati meno razionali e razionalizzabili, e forse per questo più “comprensibili” e “dicibili” in senso poetico:

 
when they turned you
into mineral
no one offered
me an amulet
to place an
ex-human part
hair
a nail
or a photo
all these things
are minerals now
found in my elementary
school chemistry
set at the bottom
of the basement stairs
 
 
 
 
Quando t’hanno trasformato
in minerale
nessuno mi ha offerto
un amuleto
per trattenere
ciò ch’era umano
i capelli
un’unghia
o una foto
tutte queste cose
sono ora minerali
che ho trovato a scuola
a chimica
lasciata sotto
le scale dello scantinato
 
(traduzione di Alessandro Canzian)
 

La poesia di Allison Grimaldi-Donahue è in buona sostanza un’esperienza diretta che tenta (con ottimi esiti) di oltrepassare il limite specifico del linguaggio (che è forma del limite culturale) per andare a tangere la relazione tra gli esseri umani e se stessi, e le cose. Con l’ambizione di oltrepassare anche il (presunto) limite del verso pur non eccedendo e rispettando l’esempio dato dalla grande letteratura del passato. Il tutto per un’esplorazione, un “gioco di salvezza” che non vuole essere definitivo ma transeunte, in lavorazione. Senza direzioni preconcette, senza attese definite o dichiarate. Solo la realtà, e un buon paio di occhiali poetici per osservarla e percorrerla. Qualunque cosa questo implichi:

 
the flecks of light
from the disco ball
go across your face
go across the white wall
you go i love you
i go blind
 
 
 
 
Gli sprazzi di luce
dalla sfera della discoteca
percorrono il tuo volto
percorrono il muro bianco
tu percorri un ti amo
io mi accieco
 
(traduzione di Alessandro Canzian)
 

Un progetto che sicuramente merita un plauso per il suo essere di “formazione” e non di “dichiarazione”, come Allison Grimaldi-Donahue stessa avverte. Non definitivo, quindi, ma di pura ricerca per amore della ricerca. E della scrittura.

Alessandro Canzian

 
 
 


 
 
 

 
 
 
 

Body to Mineral, Allison Grimaldi-Donahue (Publication Studio Vancouver, 2016).

Allison Grimaldi-Donahue is a young writer and translator who lives and works in Rome. She was a fellow at the Bread Loaf Writers’ Conference and was an artist-in-residence at the Massachusetts Museum of Contemporary Art. She holds an MFA from Vermont College of Fine Arts and is pursuing a doctorate at the European Graduate School. She teaches at John Cabot University and The American University of Rome.

Her work has appeared in The Brooklyn Rail, BOMB, Mousse, Words Without Borders, Electric Literature, The Literary Review, Public Seminar and other journals. In 2016 she published her book Body to Mineral (Publication Studio Vancouver).

Like many of her contemporaries, both writers and artists, Allison takes an interdisciplinary approach to her writing. She has written, as her work confirms, prose, texts for short films and essays, as well as translations of fiction and poetry. And these texts here, taken from Body to Mineral, stem from a larger work, as she explains, that also has pieces of prose.

An interdisciplinarity that becomes experimentalism with the word, of the body of the word, in the moment in which it becomes an “experience of form.” An experience that is born and evolves not exclusively from and in poetry, but also from music, from widely varied reading regarding for example semiotics, from essays by Anne Carson, Maggie Nelson, Norma Cole, Eleni Stecopoulos, Chris Kraus, Wayne Koestenbaum; she finds her interests in diverse literary forms.

Allison Grimaldi-Donahue’s poetry is therefore always a mixture of diverse stimuli and accumulated creative impulses bursting into flames, though also, somehow controlled. Let us read then some of these very incisive and short texts from her small collection:

 
i sat drunk at Dante’s tomb 2 weeks before
you died asking him what to do
how to be better
even from my self-imposed exile
the lady behind me laughed as i asked silently
for an answer
 

The question that emerges “from my self-imposed exile” suggests a restlessness that in form becomes an observation of the “calm” style that burns quietly. That never becomes “exposition” but rather “introspection,” images sometimes on the verge of conscious symbolism:

 
i have dreams
where you bury
things dig them up
the dog helps
sometimes and sometimes
you are wearing a hat
usually you dig
for crystals
and usually you
hand them
to me in a
big woven basket
over a small small river
with no bridge
 

The workings of form are never excessive but form measures itself vertically, also thanks to particular attention to masters, ancient poets. It is no coincidence that the quote from the “Dante’s tomb” brings the poetic magma to the limit while not collapsing in the mimesis of the past. A past of particular importance— enough to make the poet say, in an interview: “I guess I’m always going to the past for answers, even in my personal life.” For example, this text is emblematic of such a notion:

 
as i declared i was
done with modernism
you felt me up
outside the cathedral
and mozart shoved
another flyer
in my hands
trenzen you said
means to drool
 

The body in these texts, becomes a central element and the focal point for an analysis of loss, in reference to others as well as oneself.

 
sometimes i run my index finger over my thumbnail
to feel the anemic bumps —
though nothing compared
to your nails
i am able to convince
myself for a second that i am holding
your hand
 
 
 
 
 
 
pour yourself into concrete
like your name written
in cursive beneath
thick glass
the mixture drips
from thin fingers
seeps through
the weight of your
liquifying body
they paint red and white
over you they blend
make pink like ground beef
your legs glisten in disuse
 

With poetic points of particular significance that emerge from personal biography that nearly touch the sentence itself:

 
the invalid shines
skin shines
mind shines
less movement makes the
skin brain not lips soften
 

Above all it is also important to consider, in order to better understand Allison Grimaldi-Donahue’s style, that the succinct “experience” the poetry represents and coincides with the attempt to “create a lexicon” through the plasticity of language. And above all to create a language for “non-dualistic” communication.

It is part of a unitary conception of reality, that does not negate alterity but underlines the relationship like a unifying bridge, which lies at the base of the aforementioned symbolism that precisely by virtue of this “dare” of unusual images, employing meaningful signifiers for meanings. See for example:

 
found a polaroid of the dog
on the couch the summer
before you died
those are your legs
the dog lies on
no human face only human legs
immobile dualistic
the mind already gone to some other place
 

The concept of loss in this assumes less rational and rationalizable characteristics and perhaps for this is more “understandable” and “utterable” in a poetic sense:

 
when they turned you
into mineral
no one offered
me an amulet
to place an
ex-human part
hair
a nail
or a photo
all these things
are minerals now
found in my elementary
school chemistry
set at the bottom
of the basement stairs
 

Allison Grimaldi-Donahue’s poetry is in good part a direct experience that tries (with excellent results) to bypass the specific limit of language (that is the form of cultural limits) to go and touch the relationship between human beings and oneself, and things. With the ambition of also going beyond the (presumed) limit of verse but not overstepping it and respecting the examples given by great literatures of the past. All of it is for an exploration, a “game of salvation” that evades definition but transmits something in elaboration. Without preconceived directions, without defined or declared expectations. Only reality, and a good pair of poetic glasses for observing and moving forward. Whatever this may imply.

 
the flecks of light
from the disco ball
go across your face
go across the white wall
you go i love you
i go blind
 

A project that certainly merits acclaim for its state of “formation” and not “declaration,” as Allison Grimaldi-Donahue herself has stated. Not definitive, therefore, but made of purely of the search, for the love of the search. And of writing.

 

Alessandro Canzian

 
 
 
 

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