Benjamin Prado

Benjamin Prado

Bozza automatica 1621
 
 

Benjamin Prado scrive: “Io avevo tre modi di pensare / simile a un albero su cui si posano tre merli” riprendendo versi di Wallace Stevens. I poeti sono molto presenti nella versificazione i Prado: da Rafael Alberti a Juan Ramòn Jimènez (“c’è un momento in cui il passato è futuro. / Quello è il mio istante”). “Il poeta madrileno sembra recuperare appieno versi di Edmond Jabès, “Non vedere, non sapere, Esistere. / Arrivareal termine, poi tuffarsi”. “, scrive Alessandro Ghgnoli. Ma in questo gioiellino tutto sulla poesia incontriamo anche Lorca, Machado, Celan, Y£eats, Milton, Cernuda, Coleridge. Insieme a descrizioni di paesaggi metropolitani. Un libro , “Indizi” (Via del vento) che è un inno alla poesia. Attualissimo.

Pierangela Rossi

 
 
 
 
– Mio padre era morto, ma lo vedevamo ancora
tra le stanze
o attraversare il giardino:
come il chiudere gli occhi
dopo aver visto un bosco,
gli uccelli si muovevano ancora un momento nello sguardo.
Ricordo lunghi viaggi, luci fredde
d’autostrada, stazioni radio
a mezzanotte, hotel conosciuti,
la luna sul fiume delle auto.
Attraversavamo lentamente i nomi delle città,
provando, allo stesso momento,
la lentezza e il passare dei giorni.
Ma alla fine, mio padre contemplava
un luogo immenso: la solitudine
è sempre della grandezza di ciò che si abbandona.
I suoi occhi erano bellissimi, azzurri
Ed estranei
Come una luce accesa in una stanza vuota.
 
 
 
 
 
 
Difesa della poesia
 
Dal disordine del mare
                        Sorgono i boschi
dal suono di un bosco
                         lo scarlatto
copioso del freddo.
La pioggia
È un dio d’oro
E l’inverno un leone bianco sulla pelle.
 
Ogni parola
                         a volte
riflette uno sguardo
una tormenta su un lago oscuro.
Materia azzurra.
Luce costruita.
                        Sempre
è stato impossibile nominare più di una volta un fiume.
La chiarezza si spegne.
Il fuoco
               Si consuma
ogni poesia è un angelo abbattuto.
 
Guardo la sera gelata
                               Tende bianche
e caffè vuoti.
Dentro la mia poesia
                            simile
a quelle piccole palle di cristallo che si agitano
e nevica all’interno
                     ci sono notti calde
alberi del colore del mareggio.
 
Nella memoria esistono spiagge dolci
gabbiani infuocati
                     che propagano il sole.
Esiste un vento
dorato che illumina il cuore dei boschi
che disperde la luce e allontana i giardini
dalla loro vegetazione organizzata.
 
Siamo stati angeli tristi che tornavano.
Angeli che non esistono
ma lasciano le loro impronte sulla neve.
Angeli solitari
che propagano il sole.
 
 
 
 

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