Avventure di un corpoanima – Pierangela Rossi

Avventure di un corpoanima – Pierangela Rossi
Puntoacapo Editore 2017, prefazione di Giuseppe Napolitano
 
 

Pierangela Rossi ha posto tutta la sua esperienza lavorativa (è stata redattrice culturale del quotidiano cattolico Avvenire), al servizio della poesia in particolar modo, e, più in generale, della cultura. Ciò è stato possibile grazie alla meritata possibilità di lavorare per molti anni ad Agorà, la notevolissima pagina culturale di quel quotidiano. Un impegno il suo, pluridecennale e disinteressato, perché sorretto da una fortissima, imperiosa passione. Pierangela così, nel corso di decenni, ha attraversato tutta la produzione in versi italiana contemporanea, si è occupata di tutti gli autori di valore della fine del ventesimo secolo e poi di quelli a cavallo dei due secoli, il ventesimo reduce dalla temperie delle grandi narrazioni e il ventunesimo “secolo fragile” dibattentesi – sotto ai nostri occhi – nell’orfananza delle grandi narrazioni novecentesche, immerso nella più subdola e subliminale, nonché pervasiva, delle ideologie: l’ideologia che dice che è finita l’epoca delle ideologie. In questo contesto temporale, per certi versi tragico e apparentemente privo di speranza, Pierangela è riuscita a mantenere e condurre una sua linea di rigoroso riconoscimento delle qualità sapienziali e visionarie della parola poetica, ma anche e sempre della capacità della poesia di esistere in quanto parola, in quanto artefice di una oggettivazione incessante della realtà, ottenuta grazie alla sua funzione di appropriatrice e costruttrice di conoscenza. Una conoscenza altra, se si vuole, ma una conoscenza profonda e nuova – nella autentica poesia – del mondo, delle cose, della realtà. Proprio questa piena consapevolezza della funzione e del ruolo della poesia, ha poi fatto sì che Pierangela Rossi in questi anni si sia connotata anche come una critica attenta ad individuare, riconoscere e incoraggiare, le qualità degli esordienti, dei giovani autori o comunque di quelli che producevano un libro interessante, seppur defilati. Pierangela ha voluto – in un’epoca che tende a restringere gli spazi per la parola poetica o che comunque tende a “recintarla” con marcati confini all’interno di un hortus conclusus –, ha operato per assicurare invece alla poesia italiana il necessario apporto di nuove energie e nuovi talenti, la cui mancanza sarebbe esiziale.

 

Filippo Ravizza

 
 
 
 
Confini di te
m’attraversano
ma tu, acqua saggia,
in silenzio divori
i miei fianchi selvatici.
Un imbroglio, uno sbaglio.
Ti attendo
per lunghi rimpianti.
 
1976
 
 
 
 
 
 
Respiro in salita
un pomeriggio di luce
falcidiato falsato grattugiato
dalla difficile fatica
di una piccola felicità, appena
filtrata da luce e ghiere
di persiane messe lì
da chissà quale dio operaio
 
1981
 
 
 
 
 
 
Scricchiolano i muri
quelli nuovi
dell’insonnia dell’indomani
 
La mia preghiera è una follia
è un polline del tempo ineguale
 
arrivederci d’Apocalisse
di una corrida, di una cortesia
 
22 novembre 1993
 
 
 
 
 
 

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