Antonio Porta


 
 
Aprire
 
 
 
 

I
 
Dietro la porta nulla, dietro la tenda,

l’impronta impressa sulla parete, sotto,

l’auto, la finestra, si ferma, dietro la tenda,

un vento che la scuote, sul soffitto nero

una macchia più oscura, impronta della mano,

alzandosi si è appoggiato, nulla, premendo,

un fazzoletto di seta, il lampadario oscilla,

un nodo, la luce, macchia d’inchiostro,

sul pavimento, sopra la tenda, la paglietta che raschia,

sul pavimento gocce di sudore, alzandosi,

la macchia non scompare, dietro la tenda,

la seta nera del fazzoletto, luccica sul soffitto,

la mano si appoggia, il fuoco nella mano,

sulla poltrona un nodo di seta, luccica,

ferita, ora il sangue sulla parete,

la seta del fazzoletto agita una mano.

 
 
 
 
 
 

II
 
Le calze infila, nere, e sfila, con i denti,

la spaccata, il doppio salto, in un istante, la calzamaglia,

all’indietro, capriola, poi la spaccata, i seni

premono il pavimento, dietro i capelli, dietro la porta,

non c’è, c’è il salto all’indietro, le cuciture,

l’impronta della mano, all’indietro, sul soffitto,

la ruota, delle gambe e delle braccia, di fianco,

dei seni, gli occhi, bianchi, contro il soffitto,

dietro la porta, calze di seta appese, la capriola.

 
 
 
 
 
 

III
 
Perché la tenda scuote, si è alzato,

il vento, nello spiraglio la luce, il buio,

dietro la tenda c’è, la notte, il giorno,

nei canali le barche, in gruppo, i quieti canali

navigano, cariche di sabbia, sotto i ponti,

è mattina, il ferro dei passi, remi e motori,

i passi sulla sabbia, il vento sulla sabbia,

le tende sollevano i lembi, perchè è notte,

giorno di vento, di pioggia sul mare,

dietro la porta il mare, la tenda si riempie di sabbia,

di calze, di pioggia, appese, sporche di sangue.

 
 
 
 
 
 

IV
 
La punta, la finestra alta, c’era vento,

si è alzato adagio, stride, in un istante,

ovale, un foro nella parete, con la mano,

in frantumi, l’ovale del vetro, sulle foglie,

è notte, mattina, fitta, densa, chiara,

di sabbia, di diamante, corre sulla spiaggia,

alzato e corso, la mano premuta, a lungo,

fermo, contro il vetro, la fronte, sul,

il vetro sulla mattina, premette, oscura,

la mano affonda, nella terra, nel vento, nel ventre,

la fronte di vetro, nubi di sabbia,

nella tenda, ventre lacerato, dietro la porta.

 
 
 
 
 
 

V
 
Ruota delle gambe, la tela sbatte nel vento,

quell’uomo, le gambe aderiscono alla corsa,

la corda si flette, verso il molo, sulla sabbia,

sopra le reti, asciugano, le scarpe di tela,

il molo di cemento, battono la corsa,

non c’è che mare, sempre più oscuro, il cemento,

nella tenda, sfilava le calze con i denti,

la punta, ha premuto un istante, a lungo,

le calze distese sull’acqua, sul ventre.

 
 
 
 
 
 

VI
 
Di là, stringe la maniglia, verso,

non c’è, né certezza, né uscita, sulla parete,

l’orecchio, poi aprire, un’incerta, non si apre,

risposta, le chiavi tra le dita, il ventre aperto,

la mano sul ventre, trema sulle foglie,

di corsa, sulla sabbia, punta della lama,

il figlio, sotto la scrivania, dorme nella stanza.

 
 
 
 
 
 

VII
 
Il corpo sullo scoglio, l’occhio cieco, il sole,

il muro, dormiva, il capo sul libro, la notte sul mare,

dietro la finestra gli uccelli, il sole nella tenda,

l’occhio più oscuro, il taglio nel ventre, sotto l’impronta,

dietro la tenda, la fine, aprire, nel muro,

un foro, ventre disseccato, la porta chiusa,

la porta si apre, si chiude, ventre premuto,

che apre, muro, notte, porta.
 
 
 
 
 
 

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