Amelia Rosselli

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Le tue acquarelle scomponevano la mia mente
loquace per l’invernizio. Con lo scompiglio della
primavera, nave in tormenta, io scalinavo ancòra
per le giostre colorate con astuzia: il tuo il mio
tesoro affogato. Il pennello dolcemente vibrava
nella modestia di un tugurio scomposto per l’inverno
che fu una crudeltà continua, un tuo dormire nascosto
dalle mie preghiere, uno scostarsi dalla ferrovia
che spesso invece s’accostava al mio capo, reclino
quando v’era luce.
 
E la luce scomponendosi in parti eguali evolse
economiche colorazioni sulla carta del ferroviere.
 
Pallido, estenuato, iracondo, stornavi rondinelle
mentre io dipingevo egualmente innamorata della
natura e del mio bisogno.
 
 
 

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