Alessandro Moscè (Italia) – espa/ita

 
 
La stazione all’alba
 
I quotidiani accatastati
passano da un guanto all’altro dei rivenditori
e il giornalaio taglia il cellophane
appena ridestato dal suono del telefonino
nel buio della porta a vetri
dove chiede permesso un parroco a digiuno.
Se ne va come una medusa fluttuante
e i fari dei lampioni si imbattono
sui primi titoli del Corriere della Sera.
Si infiamma un sabato consunto
tra corpi immensi e donne minute,
noncuranti che qualcuno sta morendo
dentro un’ambulanza senza sirena
che corre sgomenta ad ogni semaforo.
Un ragazzo mangia una pasta alla crema e bestemmia
sfogando la sua rabbia alcolica
e un amore precipitato nella notte
 
 
 
 
La estación ala alba
 
Los diarios amontonados
pasan de un guante a otro de los revendedores
y el diariero corta el celofán
apenas despertado por el sonido del celular
en la oscuridad de la puerta de vidrio
donde pide permiso un cura en ayuno.
Se va como una medusa fluctuante
y las luces de los faroles se tropiezan
en los primeros titulares del Corriere della Sera.
Se prende un sábado gastado
entre cuerpos inmensos y mujeres diminutas,
indiferentes que alguien esté muriendo
dentro de una ambulancia sin sirena
que corre consternada a cada semáforo.
Un muchacho come un dulce de crema y blasfemia
desahogando su rabia alcohólica
y un amor precipitado en la noche
 
 
Traduzione di Antonio Nazzaro
 
 
 
 

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