Alberto Toni

Alberto Toni

foto di Dino Ignani

 
 
Lungo il Sangro
 
Dal Sangro mi diparto e nuota,
lei, la trota sannita
e s’annida al temporale, sfida il grigio
e il verde, mentre l’acqua, il riverbero
di fibule sotterra il tempo antico e
quanto resta. Ma poi oltre il chietino
giunta al Capestrano illustre che non teme
i secoli, ah, quanto per la lingua distrutta
degli avi, lei non teme le nostre sorprese
contemporanee e lascia soltanto un filo
nel percorso, spiazza in controtendenza
la lenza del pescatore ignaro e poco furbo.
Temiamo per la sepoltura e intanto un grido
s’alza dai secoli, quel molto, deciso, a dispetto
di me. La trota
che s’inerpica nel grigiorosa tra i sassi
e poi scompare. Come una spada, una lancia
museale, viva e sembiante, un po’ in ombra,
ma eccola al raggio e alla pioggia sopravvive,
rinasce di giorno in giorno, smilza che fugge
e scrive la storia antica. Fuori, la cinta funeraria
è spezzata, si incrina, al passo
dei tratturi e dei sassi bagnati. Se dalla
fugacità rapita noi non proviamo gioia, eccolo
il turbinello della mente, il basso
che ci pesa al cuore, lapsus, offuscamento e male.
 
 
 
 
 
 

Alberto Toni 4

Foto di Dino Ignani

Ricordo bene Alberto Toni. Un uomo elegante, longilineo. Non credo, nelle varie volte che l’ho incontrato, d’averlo mai visto con la schiena curva. A Trieste, a Venezia, a Roma, Alberto aveva un rigore gentile che faceva trasparire una storia, un vissuto. Era come la sua poesia, rigorosa, non senza una certa delicatezza.

Obbligava, Alberto, a relazionarsi in modo aperto, senza schermi. Uno sguardo gentilmente severo che esponeva la propria intelligenza pretendendo altrettanta attenzione al linguaggio, fisico e non. Era come la sua poesia, Alberto, una poesia chiara che ti chiede d’essere abbastanza colto da leggerla, abbastanza consapevole da capirla.

Alberto, almeno per quel poco che ho conosciuto di lui in alcune cene post evento, era un uomo orgoglioso del suo percorso. Sapeva ciò che aveva fatto, si appoggiava a ciò che aveva vissuto e imparato ma non lo ostentava in maniera prevaricatrice. Era un uomo gentile, come la sua poesia.

E ricordo l’appoggio a sua moglie, quel pezzo di vita in più necessario e indispensabile. Lo ricordo al tavolino di un bar veneziano quanto in un ristorante romano. Una moglie che non era solo una moglie, era il suo bisogno di lei. Come della poesia.

Non esistono molti uomini come Alberto, capace di far tesoro della propria vita, dei propri studi, senza tradirli. Capace di appoggiarsi a una moglie come ad un respiro, un battito di cuore.

E non esistono molti poeti come Alberto, onesto con se stesso e gli altri, capace di un percorso solido come un dolore, ruscellante come un fiume. Come il Sangro.

Grazie, Alberto
(Roma, 25 gennaio 1954 – Roma, 6 aprile 2019)

Alessandro Canzian

 
 

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