13 – Francesco Guazzo


13 – Francesco Guazzo
Premio Poesia Città di Fiumino, prefazione di Luigia Sorrentino

 
 

La poesia di Francesco Guazzo si distingue per la precocissima capacità versificatoria. I suoi primissimi versi qui raccolti, sono caratterizzati da un io poetico che si trasferisce negli oggetti e nella realtà che lo circonda. Mediante la percezione e il rapporto con le cose, il giovane poeta costruisce un colloquio che riempie il vuoto della parola e colma la distanza tra sé e ciò che entra nello spazio della sua osservazione. L’orizzonte umano che transita nel suo linguaggio, si fa “cosa fra le cose” e, attraverso questo trasferimento, la sua poesia diventa pensiero civile, dichiarazione, testimonianza. In una poesia in cui l’oggetto coincide con se stesso, si attualizza una parola dalla forte tensione simbolica: mediante la parola e all’interno della parola. In queste tredici poesie, il giovane poeta scopre se stesso e si presenta, con il suo volto, il suo vissuto, nel suo presente reale. Siamo nel tempo di una parola che si deposita sulla pagina e che si riavvolge su se stessa e che si converte alla trasformazione di una realtà trasfigurata e ingrandita dall’ampiezza della visione. La creazione della poesia di Francesco Guazzo è anche trascendenza, è cioè marcata da un infinitamente oltre, in un rapporto dualistico che abita la stabilità domestica, ma anche il limite, la precarietà e la transitorietà dell’adolescenza, luogo in cui si colloca la genesi di questa poesia.

 

Luigia Sorrentino

 
 
 
 

A cadenza regolare, si è fatto
più urgente il desiderio
di invertire gli orizzonti,
e non è soltanto un sentimento
di esitazione per la monotonia
del giorno, stando almeno
alla spiegazione senza congetture
del ciliegio in fiore o al moto
perfetto del bambino dietro
la siepe, che gira su se stesso
con la bicicletta in mano
 
 
 
 
 
 

A guardare le fila del mercato
dall’alto della finestra, tento
una soluzione dell’enigma,
con la stessa attenzione
del vecchio, che cerca, in ogni
passo, una novità nel marciapiede,
ma i frammenti di vetro, o forse
la donna con la cartella rossa,
certe pieghe dei cappotti o
delle giacche mi suggeriscono
di non sostare ancora, e scelgo
di tornare alle quarantasette
sedie vuote che ospitano
la speranza del mattino,
al colloquio con la tazza di tè,
con la rosa del tavolino
 
 
 
 
 
 

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